Tavola rotonda II

Le Indicazioni per il curricolo

presiede Virgilio Bernardoni (Università di Bergamo; ADUIM)

Intervengono
Andrea Apostoli (AIGAM)
Annarita Addessi (Università di Bologna)
Lorenzo Bianconi (Università di Bologna)
Cosimo Caforio (Liceo delle Scienze sociali "L. Bassi", Bologna)
Paolo Damiani (Conservatorio "S. Cecilia", Roma)
Roberto Neulichedl (Conservatorio "A. Vivaldi", Alessandria; SIEM)
Paolo Somigli (Università di Bolzano)

 

Sintesi a cura di Francesco Finocchiaro

La tavola rotonda è stata incentrata sul testo delle Indicazioni per il curricolo per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo d'istruzione emanate nel luglio 2007 dal Ministero della Pubblica Istruzione, e più specificamente sui passi che riguardano la musica nella Scuola dell'infanzia (pp. 33-35) e la disciplina 'Musica' nel primo ciclo (pp. 64-67).
(cfr.http://www.saggiatoremusicale.it/saggem/documenti/
Indicazioni%20per%20il%20curricolo_310707.pdf
).

Il presidente, Bernardoni, ha ripercorso le tappe che hanno portato alla stesura del testo, dalla costituzione della commissione ministeriale presieduta da Mauro Ceruti, al confronto con le associazioni in rappresentanza delle categorie disciplinari, alla redazione del documento concordato dall'ADUIM e dal SagGEM, redatto dallo stesso Virgilio Bernardoni, Lorenzo Bianconi e Giuseppina La Face, con l'apporto di Andrea Apostoli, Cosimo Caforio, Carla Cuomo, Stefano Melis e Daniele Sabaino.
(cfr.http://www.saggiatoremusicale.it/saggem/documenti/
Ind%20Naz%20Musica%20__%20ADUIM%20e%20SagGEM.pdf
).

La discussione è stata focalizzata su tre livelli di lettura:

  • la musica in quanto disciplina;
  • il rapporto tra la musica e l'area linguistico-artistico-espressiva, nella quale la disciplina è incardinata;
  • il rapporto tra la musica e le finalità formative del curricolo.

Sui ruoli del 'sapere' e del 'fare' nella disciplina 'Musica', e più in generale sull'interrelazione fra i saperi in vista della costruzione di una competenza musicale, sono intervenuti Damiani e Bianconi. Per Damiani il sapere musicale deve essere fondato, ad un tempo, sul fare, sull'ascoltare e sull'analizzare. Dalle Indicazioni emergerebbe un dato importante: per la prima volta si parla a chiare lettere della necessità di una pratica musicale - integrata, beninteso, in attività di ascolto e di comprensione storica - finalizzata in ultima istanza a liberare il potenziale di creatività presente in ogni bambino. Bianconi ha ricordato come esistano molte vie attraverso le quali si può entrare in possesso di un codice: strade più formalizzate accanto ad altre più intuitive, più informali. Ha perciò auspicato che si osservi e conservi un pluralismo di approcci.

Addessi ha sottolineato l'importanza di inserire fattori di ricerca nel quadro delle Indicazioni, non ultima un'investigazione su come, quando, attraverso quali media e quali strumenti si formino i gusti musicali dei bambini; ha lamentato in particolare che nelle Indicazioni manchino riferimenti al sonoro nella primissima infanzia; ha infine posto la questione dei saperi impliciti e taciti sulla musica, sul "bambino musicale", sul concetto di 'musicalità', e di come tali saperi inconsapevoli influenzino la pratica musicale.

Nel testo delle Indicazioni, Caforio ha rilevato una scarsa efficacia comunicativa e un'insufficiente precisione concettuale; mancherebbe, a suo dire, un riferimento chiaro alle metodologie. Praticare musica non è un girovagare disordinato, senza direzione né idea guida, ma è al contrario capacità di muoversi in un àmbito conosciuto, ricorrendo a tecniche note e compatibili con i contesti. Ha riferito, quindi, di un importante progetto-laboratorio svolto nella propria scuola, incentrato su attività di composizione e legato a uno scambio culturale con l'Inghilterra. Ha concluso ponendo la delicata questione del canone: è assolutamente necessario selezionare e proporre un insieme di brani importanti sotto il profilo estetico, adeguati per complessità e durata all'età, significativi per strutture e per contenuto.

Neulichedl ha osservato come, a parere della SIEM, le nuove Indicazioni non fossero necessarie; sarebbe semmai importato di più effettuare un intervento a livello strutturale, di mezzi e di condizioni affinché la musica, entro spazi adeguati, con le opportune attrezzature, potesse finalmente essere presente nella scuola. La seconda questione posta da Neulichedl è se lo sviluppo delle conoscenze attraverso una modalità "artistica" sia o non sia un fatto irrinunciabile per il mondo della scuola. Se sì, il discorso dovrebbe riguardare, oltre la musica, anche le arti coreutiche e visive: si porrebbero così le premesse per l'individuazione e lo sviluppo di un'area artistica a sé stante.

Somigli ha evidenziato un aspetto significativo delle nuove Indicazioni: il rapporto fra la scuola e la vita dell'individuo. Esso troverebbe un fondamento portante nel rapporto fra la scuola e l'esperienza, a condizione tuttavia di non lasciar scadere quest'ultimo termine in fraintendimenti riduttivi, ma di inserirlo nell'orizzonte della riflessione pedagogica del Novecento, in cui esso occupa un posto centrale.

Riguardo alla collocazione della musica nell'area linguistico-artistico-espressiva, da alcuni contestata, Bianconi ha osservato che si tratta, con ogni evidenza, di una soluzione parziale e di ripiego. Posto che nessuna articolazione (in tre, in quattro, in cinque aree distinte) soddisfa tutti i desideri, illimitati essendo gli intrecci interdisciplinari, sarebbe in linea di principio del tutto plausibile l'ipotesi di un'area MAM (musica-arte-movimento), caldeggiata da alcuni; ma è altrettanto evidente che in tal modo si correrebbe il rischio, inverso, di un'emarginazione delle discipline artistiche rispetto al nocciolo delle discipline-chiave ("riserva indiana"). Ha sottolineato poi l'importanza, nel curricolo, di considerare la musica non solo come esercizio e non solo come espressione, bensì anche come 'opera d'arte' e come 'bene culturale'; in tal senso, la propinquità con le pagine dedicate alla disciplina Arte e Immagine (68-72), dove i concetti di 'opera d'arte' e di 'bene culturale' ricorrono con apprezzabile frequenza, potrà esercitare un'utile suggestione sui docenti di Musica che nel consultare nelle Indicazioni non si vorranno rinchiudere nel proprio orticello.

Nel dibattito che ne è seguito, Raffaele Pozzi ha richiamato l'attenzione sull'apprendimento della lettoscrittura, sottolineando come questa non rappresenti in alcun modo un'inibizione della creatività; al contrario, l'apprendimento della lettoscrittura è un potente mezzo creativo e analitico, a tutto favore della musica. D'altronde, ha concluso, la scrittura e l'oralità configurano modalità culturali e modalità di pensiero diverse, che alcuni artisti cumulano e altri no.

Sull'argomento è intervenuto anche Andrea Apostoli, per osservare come in realtà oralità non significhi certo non conoscere la sintassi musicale, bensì padroneggiarla per altra via; anche l'improvvisazione richiede infatti un'elevata conoscenza della sintassi musicale.

In conclusione del dibattito, Bernardoni ha elogiato il carattere "polifonico" delle Indicazioni di Musica: un testo nel quale la complessità dei fenomeni musicali si rispecchia nella varietà delle storie, delle culture, delle esperienze di chi ha contribuito a redigerlo.

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Utima modifica: 12/01/2009
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