Tavola rotonda II

Le esperienze

presiede Giuseppina La Face Bianconi (Università di Bologna)

Intervengono
Andrea Apostoli (AIGAM)
Annalisa Spadolini (Scuola media a indirizzo musicale “Via Bagnera” Roma)
Francesco Finocchiaro (Scuola media “G. Pascoli” I. C. n. 3, Imola)
Angela Lepore (Liceo “S. Anguissola”, Cremona; tutor SILSIS/Lombardia)
Lucia Giovanna Martini (Scuola dell’infanzia e primaria, Piglio)
Magda Pedace (Liceo classico “M. Malpighi”, Roma)
Serafina Sabatino (Scuola media ad indirizzo musicale I. C. , Granarolo)

 

Sintesi a cura di Paolo Somigli

La tavola rotonda Le esperienze ha dato la parola a docenti impegnati con bambini e ragazzi dall’età neonatale ai diciannove anni. Questi gli spunti di riflessione proposti dal coordinatore:

  • Come vedete il rapporto tra il ‘conoscere’ e il ‘fare’ nell’insegnamento della Musica nella Scuola dell’infanzia, nella Scuola primaria e nella Scuola secondaria di primo e di secondo grado?
  • Come mettete in rapporto il ‘conoscere’ e il ‘fare’ nelle Scuole medie a indirizzo musicale e nei Laboratori musicali (istituiti con il “Progetto Speciale Musica” degli anni 1999-2000)?
  • Come mettete la Musica in rapporto con le altre discipline e con quali?
  • Quanto e quale spazio date (e perché) ad attività di ascolto, composizione, improvvisazione ed esecuzione musicale?
  • Quanto e quale spazio date alla musica d’arte (del passato e del presente) rispetto agli altri generi?
  • Quali sono le difficoltà maggiori che riscontrate nel vostro insegnamento?

La discussione s’è articolata sul fil rouge delle domande, a iniziare dal primo punto, sul rapporto fra ‘conoscere’ e ‘fare’. Su esso sono intervenuti Annalisa Spadolini, Andrea Apostoli e Lucia Giovanna Martini. Apostoli, che segue l’impostazione della Music Learning Theory (MLT) di Gordon, si occupa di bambini in età neonatale e nell’infanzia: in linea con l’approccio teorico-metodologico della MLT, il docente ha sottolineato come il primo passo dell’educazione musicale debba consistere nella semplice esposizione alla musica piuttosto che nella pratica; altrimenti detto, nell’avviamento alla musica al bambino dev’esser proposto di ascoltare la musica senza che gli si richiedano risposte immediate o prestazioni performative. Martini, curatrice di laboratori d’ispirazione dalcroziana nella scuola dell’infanzia e primaria, ha sottolineato l’importanza della corporeità nell’apprendimento musicale infantile, sia per l’ascolto sia per la produzione. Spadolini ha ripercorso le tappe dell’introduzione dell’educazione strumentale nella scuola media e ha perorato la necessità di collaborazione fra docenti di strumento e docenti di educazione musicale per garantire una più puntuale relazione fra il ‘fare’ e il ‘conoscere’: un atteggiamento didattico ch’ella stessa mette in pratica nella propria scuola. La questione del rapporto fra ‘conoscere’ e ‘fare’ è stata ribadita più volte durante la seduta; e nel corso della serata i convenuti hanno osservato come tra i due momenti possa e debba intrattenersi una relazione virtuosa. Serafina Sabatino ha sottolineato come il ‘conoscere’ sia necessario per poter correttamente eseguire ed interpretare; Francesco Finocchiaro ha ricordato – non senza nasconderne i limiti determinati dai tagli e dagli adattamenti inflitti alla partitura – l’esperienza bolognese di “Cantiamo l’opera”: in essa i ragazzi conoscono un’opera di teatro musicale attraverso la realizzazione concreta di alcuni suoi passaggi; Annalisa Spadolini ha riferito sulla prassi nel laboratorio orchestrale della sua scuola, dove trova largo spazio l’analisi dei lavori eseguiti.

Sul rapporto fra la musica e le altre discipline, sono intervenute in particolare Magda Pedace e Angela Lepore. Pedace ha ripercorso le tappe del progetto di laboratorio musicale avviato al Liceo “Malpighi” di Roma nel 1993. Anche questo progetto mira all’interrelazione tra ‘conoscere’ e ‘fare’, e sviluppa in particolare la prospettiva interdisciplinare e multimediale: esso sfocia anche in lavori audio-video profondamente interdisciplinari (vi convergono, ad esempio, discipline artistiche, musicali, letterarie, informatiche, visive). Lepore evidenzia il carattere di ‘scienza sociale’ della musica stessa: attraverso la musica è possibile conoscere il mondo e il rapporto dell’uomo con la società. Mediante queste riflessioni si è dunque evidenziato il valore della prospettiva interdisciplinare nell’educazione musicale e la necessità di fondare su basi solide tale interdisciplinarità, troppo spesso confusa con l’individuazione o la creazione di nessi superficiali fra la musica e altre espressioni artistiche.

Particolarmente dibattuto è stato il ruolo della musica d’arte. Sul valore e l’importanza della musica nell’offerta didattica s’è registrata una sostanziale convergenza tra i presenti, sia al tavolo sia nel pubblico. L’argomento s’è prestato ad introdurre la discussione sui problemi che un insegnante di musica deve affrontare. Sulla presenza della musica d’arte a scuola pesa infatti un pregiudizio diffuso, tanto in molti docenti quanto in generale negli allievi e nei loro genitori: la si ritiene spesso troppo complicata e distante dalla sensibilità dei bambini e dei ragazzi. Ma attraverso l’esempio dei concerti rivolti a bambini di pochi mesi Apostoli ha mostrato che la musica d’arte, mediante lavori di durata contenuta, può e dev’essere proposta fin dalla primissima infanzia: la complessità di questa musica è solo di stimolo per la crescita. Lepore ha invece sottolineato come il problema della musica d’arte si ponga soprattutto con gli adolescenti, nei quali sono forti meccanismi d’abitudine ad altre musiche e di rifiuto nei confronti di essa: per questo è necessario adottare strategie tali da condurre i ragazzi verso questa produzione. Un’esigenza ribattuta anche da Finocchiaro: conoscere la musica d’arte è essenziale per comprendere la nostra tradizione e la nostra cultura.

Nel trarre le conclusioni, La Face ha osservato che ogni pregiudizio nasce dalla non conoscenza: e questo non riguarda solo la musica d’arte ma la musica in generale. Della musica a scuola è necessario dunque ribadire la piena dignità, il carattere di disciplina come le altre, con le proprie specificità e i propri contenuti. Per promuovere tale sensibilità è necessaria una profonda interrelazione fra Conservatorio, Università, Scuola. È questa peraltro la linea indicata dal convegno. Allo stesso tempo l’educazione musicale deve consolidarsi attraverso il dialogo con l’antropologia, la psicologia, la pedagogia, la didattica. In questo modo l’educazione musicale può affermarsi come disciplina al pari delle altre, che ben armonizza il ‘conoscere’ e il ‘fare’.

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Utima modifica: 15/12/2008
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