Ursula Schaa, Insegnare il violino oggi. Guida pratica all’insegnamento strumentale del violino, Cremona, Cremonabooks, 2009, 136 pp.
Ma sento già qui qualche maldicente esclamare: Eh che pretende costui; con un libro insegnar a suonar il Violino? Ci vuol altro che libri, questa è un’arte di tutta pratica, che non s’impara senza la viva voce del Maestro! So ancor io benissimo che il mio libro non risparmierà mai il Maestro a chi vorrà apprendere a suonare il Violino, come gli altri libri non lo risparmiano in tante altre scienze ed arti; ma che perciò? Son dunque inutili i libri?
Così, sul finire del Settecento, Francesco Galeazzi prefigurava le critiche dei colleghi al suo Saggio sopra l’arte di suonare il violino, il primo vero trattato violinistico in lingua italiana, contenuto negli Elementi teorico-pratici di musica (Roma, Pilucchi Cracas, I, 1791, p. 18 sg.). Se le parole del Galeazzi richiamano l’antico nodo dei rapporti tra speculazione teorica ed esercizio pratico – nodo, come si sa, intricatissimo in materia di musica –, la pubblicazione di Ursula Schaa ne propone una particolare soluzione in chiave didattico-pedagogica. Si tratta infatti di una riflessione destinata non direttamente all’allievo, al fine di sostituire o integrare il medium dell’insegnante, ma pensata in primis per fornire un indirizzo teorico alla pratica della docenza. Il volume si articola in tre sezioni principali: la prima, dedicata ai principii della didattica violinistica; la seconda, ai metodi e libri di testo per l’insegnamento del violino; la terza, allo sviluppo di una didattica violinistica pratica e moderna.
Nella prima sezione l’autrice prende in considerazione elementi metodologici e aspetti scientifici che, al di là della specifica didattica violinistica, pertengono anche alla pedagogia musicale generale, se non alla pedagogia tout court. Particolare rilievo assume la dimensione psicologica, dai termini dell’apprendimento a quelli del rapporto maestro/allievo (nella categoria degli scolari sono tenute opportunamente in conto anche le persone adulte). Sul piano metodologico, acquistano evidenza i temi legati alla gestione della lezione, con precisi riferimenti a modi e tempi di un insegnamento che deve concentrarsi anche sulla corretta impostazione dello studio domestico condotto dall’allievo. Ancora in primo piano stanno le tecniche di insegnamento di gruppo, illustrate nelle possibili varianti tematiche e formali, come il concetto di ‘creatività’, intesa essenzialmente nel senso di ‘capacità d’improvvisare’, la cui vivificazione viene considerata un elemento pedagogico importante per la crescita musicale dello studente.
La seconda parte del volume, dopo una breve illustrazione della Music Learning Theory di Edwin G. Gordon, sistema di apprendimento musicale impiegato per i bambini da 0 a 3 anni, è inizialmente consacrata all’esame di alcuni approcci “strutturati” alla didattica violinistica. L’analisi contempla i metodi Suzuki e Rolland, presi in esame, con dettagliata enumerazione di presunti pregi e difetti, per la loro precipua caratteristica di perseguire obiettivi specifici (Suzuki, l’età prescolare; Rolland, la distensione corporea). L’autrice passa quindi a una sintetica descrizione delle principali pubblicazioni impiegate nell’insegnamento del violino, a proposito delle quali stila una lista di criteri di valutazione utilizzabili per una consapevole adozione dei libri di testo da parte dei docenti. Il numero dei testi descritti, come riconosce la stessa Schaa, non soddisfa, per ragioni di spazio e d’intenti, le attese-pretese degli specialisti, ma ha una sua utilità pratica.
Nella medesima funzione pratica è concepita la terza sezione del volume, che contiene consigli utili per l’impostazione generale degli allievi, una proposta di percorso formativo per i primi tre anni di studio, suggerimenti per l’insegnamento del vibrato e per le tecniche di movimento e rilassamento, oltre a una lista ragionata di materiale didattico coerente con gli obiettivi enunciati. Qui come altrove, l’autrice è prodiga di indicazioni pratiche e metodologiche fondate su una sincera passione per l’insegnamento e su un’esperienza di campo che si desume ricca ed estesa. La guida adempie dunque appieno il suo primario compito “istituzionale”: offrire un supporto teorico immediatamente fruibile ai docenti di violino. Qualche minima debolezza si riscontra semmai nella cornice concettuale, giacché i richiami eterogenei a letteratura di àmbiti diversi, se pure evidenziano l’ampio bagaglio formativo della Schaa, paiono a volte mancare di una visione critico-musicologica pienamente organica.
Nella medesima funzione pratica è concepita la terza sezione del volume, che contiene consigli utili per l’impostazione generale degli allievi, una proposta di percorso formativo per i primi tre anni di studio, suggerimenti per l’insegnamento del vibrato e per le tecniche di movimento e rilassamento, oltre a una lista ragionata di materiale didattico coerente con gli obiettivi enunciati. Qui come altrove, l’autrice è prodiga di indicazioni pratiche e metodologiche fondate su una sincera passione per l’insegnamento e su un’esperienza di campo che si desume ricca ed estesa. La guida adempie dunque appieno il suo primario compito “istituzionale”: offrire un supporto teorico immediatamente fruibile ai docenti di violino. Qualche minima debolezza si riscontra semmai nella cornice concettuale, giacché i richiami eterogenei a letteratura di àmbiti diversi, se pure evidenziano l’ampio bagaglio formativo della Schaa, paiono a volte mancare di una visione critico-musicologica pienamente organica.
Luca Aversano
[06.IV.2010]
Utima modifica: 30/04/2010
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