Emilio Sala, Il valzer delle camelie. Echi di Parigi nella “Traviata”, Torino, EDT, 2008, 167 p.
È stata più volte sottolineata l’importanza del teatro popolare parigino di metà Ottocento per la comprensione storica della drammaturgia verdiana. Come è noto, durante il primo soggiorno a Parigi (1847-1849) Verdi frequentò assiduamente i teatri di boulevard, dove è probabile che abbia assistito alle prime rappresentazioni della Dame aux camélias di Alexandre Dumas fils, la fortunatissima pièce (tratta dal romanzo omonimo) che costituirà la fonte principale per La traviata. Nel suo recente saggio Il valzer delle camelie. Echi di Parigi nella “Traviata” (Torino, EDT, 2008) Emilio Sala, professore associato di Drammaturgia musicale nell’Università statale di Milano, mostra quanto il capolavoro di Verdi risenta proprio di questo contesto sociale e musicale. L’opera è interpretata alla luce del ricco «sistema di rappresentazione» (non solo musicale) che le preesiste e che proprio nei teatri popolari parigini vede codificate molte delle costanti che la caratterizzano: la figura di Violetta Valéry (incarnazione del mito parigino della lorette), i ritmi da ballo più diffusi (la polka e il valzer a due tempi), la couleur espagnole allora in gran voga, il frastuono della festa come antidoto per il mal de vivre, l’esibizione della contemporaneità e del ‘moderno’, l’uso di “motivi di reminiscenza” per significare musicalmente la morte.
A testimoniare l’interesse di Verdi spettatore per quel contesto europeo e cosmopolita, il primo capitolo del libro analizza i titoli teatrali più apprezzati dal compositore: Le chiffonier de Paris di Félix Pyat (musiche di Adolphe Vaillard), Le chevalier de Maison-Rouge e Monte-Cristo di Alexandre Dumas (entrambi con le musiche di Alphonse Varney). Nel secondo capitolo l’analisi si sposta sulle funzioni che in quei lavori assume la musica di scena, composta dal cosiddetto chef d’orchestre (che normalmente era anche il primo violino) e impiegata come strumento di intensificazione emotiva, di spettacolarizzazione e di memoria interna. Nel caso specifico della Dame aux camélias l’autore della parte musicale fu Édouard Montaubry, di cui Dumas lodò il “motivo di reminiscenza” collegato alla morte per tisi della protagonista Marguerite Gautier. Viene poi ricostruito il sistema rappresentativo alla base di tre soggetti molto apprezzati nei primi anni ’50 dell’Ottocento che mettono in scena – seppur con alcune varianti – il topos della morte d’una giovane malata di tisi: Manon Lescaut, La vie de bohème e appunto La dama delle camelie.
Guardando al di là del caso specifico della Traviata, ciò che emerge con gran forza dallo studio di Emilio Sala è l’idea della complessità e pluridimensionalità del melodramma, alla cui comprensione piena si può giungere solo attraverso la costruzione di nessi relazionali e contestuali con discipline diverse: la musicologia, la storia del teatro, le lingue e letterature italiana e straniere, la storia sociale, l’iconografia. Della pluridimensionalità dell’opera è opportuno tener conto anche in sede di programmazione didattica, soprattutto nella ricerca delle più efficaci strategie d’approccio all’oggetto melodramma, che può essere analizzato (come in questo caso) ad esempio sotto il profilo scenico-rappresentativo: la messinscena, il rapporto testo/musica/scena. Tanto il docente di Musica quanto quello delle Lingue e Letterature potranno trovare nel saggio di Emilio Sala numerosi spunti di riflessione e materiali utili all’elaborazione di percorsi didattici interdisciplinari che mirino da un lato alla comprensione il più possibile allargata ed integrata del melodramma (di quello verdiano in particolare), e dall’altro all’approfondimento di un tema – il mito della courtisane amoureuse – centrale nella cultura europea del secolo XIX.
Nicola Badolato
Utima modifica: 03/11/2009
tel. 051.2092000 - fax 051.2092001 - e-mail: saggem@saggiatoremusicale.it

![stampa il documento [alt+p]]( http://www.saggiatoremusicale.it/immagini/stampante.gif)
