Claudio Giunta, L’assedio del presente. Sulla rivoluzione culturale in corso, Bologna, il Mulino, 2008, 149 pp.

Il saggio di Giunta – docente di Letteratura italiana all’Università di Trento – ci invita a una riflessione sull’attuale stato della cultura liberale nel nostro Paese; non solo una sua descrizione, ma anche una critica; non solo un’indagine su cosa la cultura è oggi, ma anche un’idea di ciò che dovrebbe essere.

Il breve e lucido saggio si articola in tre capitoli. Nel primo, ‘I mass media e lo spirito del tempo’ (pp. 15-64), l’autore illustra la natura del rapporto tra pubblico e mezzi di comunicazione di massa, televisione in testa, e tra mass media e cultura. Giunta ci pone di fronte a un paradosso: da un lato ci troviamo in un’epoca in cui la facilità d’accesso al sapere ha raggiunto livelli molto elevati, e dall’altro tale agevolazione viene vanificata, o comunque molto limitata, dall’assenza di una politica che inviti e dia delle «buone ragioni per apprendere» (p. 47). Così, nell’era della sua massima accessibilità, la cultura ha anche raggiunto la «massima irrilevanza nella sfera della prassi» (p. 48).

Come reagisce l’Università e, più in generale, il mondo dell’istruzione all’assedio del presente? Male, a giudicare dal triste panorama offerto nel secondo capitolo, ‘Università, società, formazione delle élite’ (pp. 65-104). Dall’analisi di Giunta emerge la visione di un’Università che sembra quasi imbarazzata di fronte all’idea di essere un ‘luogo del disinteresse’, e che tenta di mutarsi in una «fornitrice di manodopera» (p. 77): col rischio di proporre agli studenti «un buon modo per essere disoccupati e ignoranti anziché soltanto disoccupati» (p. 79), in un’Università che baratta la profondità di pensiero e la ricchezza delle idee per una competenza fatta sì di mille tecniche e metodologie, ma applicate a saperi le cui fondamenta non vengono più coltivate.

L’ultimo capitolo, ‘Le due culture umanistiche’ (pp. 105-139), mette a confronto le arti della tradizione con le ‘nuove arti’. Nell’epoca del politically correct Giunta ha il coraggio di affermare che non tutti i prodotti artistici si equivalgono e propone una valutazione comparativa fondata sugli «effetti che le due sfere dell’arte hanno su chi le frequenta» (p. 128). Tale valutazione dovrà premiare ciò che arricchisce e rende più complessa la nostra visione della realtà, ciò che invoglia alla riflessione e non ciò che induce alla mera immedesimazione, basata sul riconoscimento di esperienze e contesti espressi in modo del tutto comune.

Ma L’assedio del presente trasmette tutt’il contrario di un rassegnato pessimismo. A coloro che, dediti agli studia humanitatis, provano lo sconforto di Boezio in ceppi, la lettura di questo pamphlet farà l’effetto della comparsa di Filosofia nel De consolatione. Giunta innalza un vero e proprio inno alla cultura umanistica e al ruolo fondamentale che l’insegnamento – a tutti i livelli – può svolgere per salvare il nostro paese dalla barbarie concettuale; l’insegnante sentirà rifluire nelle proprie vene l’amore che lo aveva indirizzato verso gli studi umanistici e troverà conforto nel riconoscimento che l’autore tributa all’importantissimo compito del docente nella società. Docenti e studenti trarranno dal libro materia di riflessione per considerare in modo critico il mondo nel quale sono immersi.

La scrittura semplice e chiara ne fa un testo ideale per indirizzare gli studenti alle prime armi verso lo studio delle discipline letterarie e artistiche.

Maria Semi

 

 

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Utima modifica: 03/11/2009
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