“I metodi della critica”. La critica nel Novecento: per una sistemazione storiografica (Parte I), Torino, Università degli Studi, 11-13 marzo 2009*

La vocazione all’approccio interdisciplinare nello studio delle diverse arti è da sempre il fondamento della politica culturale del Dipartimento di Discipline artistiche, musicali e dello spettacolo nell’Università di Torino: tale vocazione si concretizza in giornate di studio dedicate a temi e argomenti comuni alle varie materie, in cui studiosi dell’arte, della musica, del cinema, del teatro e dello spettacolo in genere discutono problemi e questioni condivise. È questo lo spirito che ha animato il convegno I metodi della critica. La critica nel Novecento: per una sistemazione storiografica (parte I), promosso dalla Scuola di Dottorato del Dipartimento, in collaborazione con l’Associazione culturale “Il Saggiatore musicale” (Bologna). Il convegno ha avuto l’intento di riflettere, in una prospettiva storica multidisciplinare, sulla varietà degli approcci che si sono susseguiti sull’arco del Novecento (che è stato denominato “il secolo della critica”) e che hanno orientato l’esercizio critico delle diverse forme ed espressioni artistiche. Il convegno ha avuto un taglio eminentemente storico, e lo sguardo sulla critica si è concentrato in particolare su importanti figure di studiosi che nel corso del secolo passato hanno dettato gli orientamenti prevalenti.

Tra la fine dell’Otto e i primi del Novecento, il nucleo essenziale del pensiero critico si focalizzava in Italia perlopiù intorno alla tradizione letteraria: da essa in particolare sono germinate le correnti che hanno sviluppato riflessioni sulle altre forme artistiche, e che solo in un secondo momento hanno acquisito uno specifico statuto disciplinare. I lavori del convegno sono stati aperti dalla relazione di Guido Lucchini (Università di Pavia), che ha tracciato un quadro sintetico dei caratteri della critica letteraria della cosiddetta “Scuola storica” nonché il mutamento di paradigma intervenuto col declino del metodo storico e con l’affermarsi di Benedetto Croce quale figura-guida nel panorama intellettuale italiano. Cesare Segre (Università di Pavia) ha a sua volta illustrato gli sviluppi più recenti del dibattito che negli anni ’60 e ’70 ha contrapposto la critica testuale (di orientamento strutturalista) a quella sociologica: una disputa la cui eredità è tuttora viva.

Il convegno si è poi concentrato su questioni inerenti a specifici settori disciplinari, mettendo in luce quante analogie di tematiche e problemi intercorrano fra le diverse arti: un esempio è stato fornito dall’illustrazione della “critica delle varianti”, alla quale Gianluigi Beccaria (Università di Torino) ha dedicato un’ampia riflessione, incardinata sugli studi del filologo Gianfranco Contini. Nel contempo è stato posto l’accento sulla peculiarità, l’autonomia, l’irriducibilità che ciascuna disciplina punta a salvaguardare attraverso metodi e strumenti d’indagine conformi e pertinenti allo specifico campo di applicazione: così ha argomentato Roberto Tessari (Università di Torino), in una sentita esortazione agli studiosi di teatro a descrivere e analizzare il fatto teatrale non già come mera espressione di un testo letterario cristallizzato, bensì come evento incentrato sulla performance scenica, còlta anche nei suoi aspetti più effimeri e volatili. Non sono mancati i contributi che, dalla dimensione storico-retrospettiva, si sono vòlti alle prospettive future: Paolo Caprettini (Università di Torino) ha sottolineato quanto sia tuttora fecondo, attuale e propizio il connubio tra critica e studi semiologici, in particolar modo nell’analisi dei processi comunicativi dei nuovi media; Emanuele Senici (Università di Roma) ha tracciato un primo bilancio del filone dei gender studies, esortando i dottorandi ad adottare una prospettiva di studio che tenga conto di questo nuovo orientamento, ancora poco seguito in Italia; Febo Guizzi (Università di Torino) si è chiesto come inserire la pratica della critica in una prospettiva antropologica, in un momento storico che avverte sempre più l’urgenza di considerare le espressioni artistiche dell’umano entro una prospettiva globale, consapevole della pluralità delle culture.

La parte del convegno più specificamente dedicata alla critica musicale è consistita in una rassegna di “ritratti” di personalità eminenti che, nel corso del secolo passato, sono assurte a punti di riferimento nella cultura musicale europea: i tratti salienti dell’attività di Massimo Mila, Fedele d’Amico, Theodor W. Adorno e Carl Dahlhaus sono stati delineati rispettivamente da Paolo Gallarati (Università di Torino), Giorgio Pestelli (Università di Torino) e Gianmario Borio (Università di Pavia).

Il convegno ha tracciato un quadro complessivo articolato e ricco e ha fornito ai dottorandi in Discipline artistiche, ai quali il convegno era in particolar modo indirizzato, l’occasione di riflettere con maggior consapevolezza storica sui metodi e sulle procedure adottate nelle loro ricerche. È in programma una seconda sessione del convegno, che sarà dedicata alla critica delle arti figurative. Sarà inoltre disponibile a breve la ripresa video del convegno in formato video-streaming all’indirizzo web http://www.labquazza.unito.it/Streaming.php.

Marco Targa

 


* Il programma del Seminario si legge alla pagina
http://www.saggiatoremusicale.it/attivita/2009/metodi_ricerca.php


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Utima modifica: 23/03/2009
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