MERYC 2009 - IVth Conference of the European Network of Music Educators and Researchers of Young Children, Bologna, 22-25 luglio 2009.

Si è svolto nella Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna (22-25 luglio 2009) il quarto convegno del MERYC - European Network of Music Educators and Researchers of Young Children, sotto il coordinamento scientifico di Anna Rita Addessi (Bologna) e Susan Young (Exeter).

Come specificato nella prefazione agli Atti del convegno (Bononia University Press, 680 pp.), pubblicati già all’inizio dei lavori a cura delle coordinatrici, il MERYC si configura come un forum internazionale per la ricerca europea sull’Educazione musicale per la prima infanzia (0–8 anni), con l’obiettivo di incoraggiare la comunicazione e la collaborazione fra ricercatori ed educatori in quest’àmbito disciplinare, di promuovere lo scambio interdisciplinare e la divulgazione di inedite ricerche sulla musica e l’infanzia, svolte sia in contesti educativi scolastici ed extrascolastici, sia nel quotidiano. Il MERYC è affiliato alla Early Childhood Commission dell’ISME - International Society for Education, Music and Psychological Research, e all’ESCOM - European Society for the Cognitive Science of Music. Al convegno hanno partecipato educatori e ricercatori provenienti da molti Paesi europei ed extraeuropei, fra cui Austria Belgio Cipro Danimarca Finlandia Francia Germania Grecia Islanda Israele e Italia. È stata inoltre particolarmente incentivata dagli organizzatori la partecipazione di studiosi dell’Europa dell’est (Lituania, Polonia, Russia).

Il meeting si è articolato in sedute di relazioni libere, workshops e symposia, ognuno dei quali dedicato a una specifica declinazione didattica della ricerca pedagogico-musicale. La prolusione è stata affidata a Michel Imberty (Parigi), che ha ripreso uno dei cardini della sua ricerca degli ultimi anni, peraltro già al centro di un seminario tenuto nell’Università di Bologna l’11 febbraio 2009 (Non c’è musicalità senza intenzionalità: ritorno alle origini della musicalità umana): il concetto di ‘intenzionalità’ è inteso dallo studioso francese come la facoltà dell’essere umano di produrre un senso che accompagna le sue attività, e rappresenterebbe una caratteristica del comportamento del bambino sin dalla nascita; fra le capacità umane che la favoriscono, la fonazione svolgerebbe un ruolo fondamentale.

Le sessioni di relazioni libere, tra di loro assai differenziate per tipologia ed estremamente eterogenee quanto all’impostazione teorica, si sono focalizzate su aspetti pratici ed esperienze didattiche (Creativity and Performance, Music and the Other Arts, Music in Everyday Life), su questioni teoretiche e filosofiche (Theoretical Approaches to Early Childhood Music Education, Music Development and Perception), e ancora sul resoconto di studi sperimentali (Music, Languages, Literacy, Musical Experiences).

Tra gli interventi più sistematici e robusti sul piano scientifico (pochi), nella sessione dedicata ai rapporti tra musica e altre arti la relazione Sign,Sound and Image: The Non-Verbal Languages of Neonatal Communication di Chiara Sintoni (Bolzano) ha riferito un progetto in fieri realizzato nella Libera Università di Bolzano, incentrato su musica e movimento e condotto con bambini della scuola dell’infanzia (0–3 anni) in un contesto bilingue italiano-tedesco. Meno convincenti nell’impostazione metodologica, seppur su tema analogo, le riflessioni di Francesca Minigher e Simona Serina (Bologna) su movimento, ritmo e affettività attraverso il metodo “Biodanza” di Rolando Toro.

Nella sessione dedicata alla didattica dell’ascolto, Barbara Kaminska e Adriana Kortas (Varsavia) hanno proposto un’interessante esposizione audio-video delle attività concertistiche che la Pomerian Philarmonic Orchestra di Bydgoszcz (Polonia) dal 2008 conduce per avvicinare precocemente i bambini alla musica d’arte sin dai primi anni di vita (Infants and Babies as the Audience of Philarmonic Concerts). L’intervento di Paolo Somigli (Bolzano) ha riflettuto poi sulla circolarità tra ascolto e produzione musicale a partire da attività basate sull’onomatopea (From the Onomatopoeias to Musical Form: Resources of Circularity of Listening and Performance). Nicola Badolato (Bologna) ha presentato un’unità di apprendimento per bambini della scuola primaria (8 anni), centrata sulla didattica dell’ascolto e della verbalizzazione musicale. Strutturato sul modello della didattica dell’ascolto come comprensione musicale, il simposio condotto da Carla Cuomo (Bologna), Stefano Melis (Cagliari), Giorgio Pagannone (Aosta) e Andrea Apostoli (AIGAM, Roma) su Audiation, Listening and Musical Performance ha proposto tre interventi tra loro complementari, focalizzando l’attenzione su un modello di insegnamento-apprendimento della musica che punta alla ‘comprensione musicale’ e alla continuità fra didattica dell’ascolto e didattica della produzione musicale, in primis dell’esecuzione.

Gli iscritti al convegno hanno avuto inoltre la possibilità di partecipare a tre laboratorii ad orientamento eminentemente ‘pratico’: sulla “musica in culla” (Paola Anselmi, Roma), sulla comunicazione musicale nella prima infanzia (Fiorella Cappelli, Firenze) e sul rapporto musica/movimento (Marina Maffioli, Bologna).

Se l’obiettivo del MERYC 2009 era di fare il punto sulla ricerca pedagogico-musicale condotta in seno al forum stesso, da un convegno tanto articolato e da una mole di interventi così diversificati si è usciti invero con l’impressione diffusa che la didattica della musica possa essere sganciata da chiari e solidi riferimenti alla riflessione pedagogico-didattica generale. Molte relazioni – e verrebbe da dire la maggior parte, soprattutto nelle sessioni dedicate a Style, Sensitivity and Emotion o a Sound Explorations from the Ages of 10 to 36 Months: The Onthogenesis of Musical Conducts – hanno enfatizzato la funzione linguistico-comunicativa dell’educazione musicale, distorcendone però le valenze più nobili (cfr. G. LA FACE, Il cammino dell’educazione musicale. Vicoli chiusi e strade maestre, in Educazione musicale e Formazione, a cura di G. La Face Bianconi e F. Frabboni, Milano, FrancoAngeli, 2008, pp. 13-25, consultabile online alla pagina www.saggiatoremusicale.it/saggem/ricerca/bibliografia/La Face 2008.pdf), ossia svincolandola dagli opportuni riferimenti alle teorie semiotiche e riducendo il fondamentale concetto di ‘creatività’ a mero intrattenimento estemporaneo, dando l’impressione (ancora una volta) che importa valorizzare soprattutto ciò che è immediatamente fruibile o coinvolgente, emozionante, prediligendo la musica già inglobata nel mondo sentimentale ed affettivo dei giovani discenti.

Nicola Badolato

 

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Utima modifica: 20/01/2010
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