La formazione universitaria degli insegnanti. Proseguire e migliorare.
Bologna, 27-28 novembre 2008.
Il 27 e 28 novembre 2008, nell’Auditorium dei Laboratori DMS, si è svolto un Seminario promosso dal CIRE, Centro interdipartimentale di Ricerche educative dell’Ateneo di Bologna. Le giornate di studio, di carattere scientifico e progettuale, hanno visto voci autorevoli dell’Università, della Scuola e del mondo politico discutere uno dei più importanti temi pedagogici di questo momento storico: la formazione degli insegnanti. Questo il focus proposto: come proseguire il cammino che da dieci anni ha condotto al Corso di Laurea per la Formazione primaria (CLFP) e alla Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento secondario (SSIS)? e come migliorarlo, in un momento in cui gli orientamenti del Governo sembrano rivolti in tutt’altra direzione?
A partire da queste domande, e nell’intento di ricercare adeguate risposte, il Seminario si è posto l’obiettivo di ricostruire criticamente il decennio (1998-2008) durante il quale ha debuttato la formazione universitaria dei docenti di ogni ordine e grado: un decennio caratterizzato da un numero d’iscrizioni sempre crescente, grazie a un palinsesto di strategie d’insegnamento/apprendimento innovative, finalizzate al raggiungimento di una professionalità docente competente.
Il proposito di proseguire e migliorare si scontra con le conseguenze della finanziaria 2007 e con la messa a repentaglio del CLFP e delle SSIS. Il rischio è di dover invertire la rotta sotto i dettami della legge 133/08 e del d.l. 137/08 e per via di istanze amministrativo-economiche, anziché essere guidati da solide teorie dell’apprendimento proprie di quella cultura pedagogica che è stata, invece, protagonista nel dibattito bolognese.
Una cultura pedagogica rappresentata proprio dal Direttore del CIRE, Franco Frabboni, e sostenuta dai relatori intervenuti nel Seminario: Massimo Baldacci, Lorenzo Bianconi, Maria Lucia Giovannini, Giunio Luzzatto, Ivo Mattozzi, Franca Pinto Minerva, solo per citarne alcuni. Tutti gli interventi si sono incentrati sull’importanza di un’elevata qualità dell’istruzione e della formazione, «elementi cruciali per lo sviluppo delle potenzialità dell’UE a lungo termine sotto il profilo della competitività nonché della coesione sociale», come recita il Consiglio Europeo (marzo 2006).1 La qualità dell’istruzione e della formazione costituisce il cardine di una scuola deputata a garantire “teste ben fatte” e in grado di potenziare l’aspetto cognitivo e relazionale degli allievi. Questa qualità è un obiettivo perseguibile solo attraverso la presenza di insegnanti competenti sul piano disciplinare, pedagogico, metodologico, didattico e organizzativo, ma anche in grado di fare ricerca, documentare e valutare.
Una professionalità complessa, dunque, quella dell’insegnante, così com’è emersa nel Seminario. Si tratta di una professionalità caratterizzata da una pluralità di dimensioni tra loro intrecciate e non semplicemente sommate. L’intreccio è garantito, sino ad oggi, da un curricolo in cui si alternano e si integrano lezioni frontali, laboratori, tirocini. Quest’alternanza tra diverse modalità didattiche potenzia nell’insegnante in formazione un atteggiamento riflessivo. È questa la direzione in cui proseguire, magari perfezionando la traiettoria, ma con la preoccupazione di salvaguardare quanto di buono è stato costruito sino ad oggi.
Rossella D'Ugo
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1) Le Conclusioni della Presidenza del Consiglio Europeo (Bruxelles, 23-24 marzo 2006) si leggono nel sito www.pubblica.istruzione.it.
Utima modifica: 03/11/2009
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