Convegno Internazionale
Apprendere al museo: didattica dei Beni musicali*
Bologna, 20 marzo 2009
Il Convegno internazionale sul tema “Apprendere al museo: Didattica dei Beni musicali”, svoltosi il 20 marzo 2009 nel Museo della Musica di Bologna, ha fornito un importante contributo al dibattito intorno alla didattica museale, con particolare riferimento alle problematiche specifiche dei Beni musicali.
Nell’auspicare che il proficuo rapporto di collaborazione già avviato tra le istituzioni promotrici del Convegno (CIMES - Dipartimento di Musica e Spettacolo, «Il Saggiatore musicale», Museo internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna) possa proseguire anche in futuro, il direttore del Museo della Musica, Pierangelo Bellettini, ha manifestato la sua soddisfazione per l’iniziativa, che suggella i programmi di sperimentazione intrapresi ai fini di una fruizione attiva del Museo, favorita da una didattica laboratoriale che, come ha poi sottolineato nel suo saluto Giuseppina La Face Bianconi, direttore del Dipartimento di Musica e Spettacolo, si colloca sulla linea dei progetti scientifico-culturali perseguiti dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna e delle iniziative promosse dal «Saggiatore musicale / SagGEM» nel campo della Pedagogia musicale.
Le coordinatrici del convegno, Antonella Nuzzaci (Aosta) ed Elisabetta Pasquini (Bologna), hanno aperto i lavori sotto la presidenza di Marinella Pigozzi (Bologna) e hanno evidenziato come la didattica nell’àmbito dei musei della musica presenti problematiche peculiari dovute alla natura stessa degli oggetti ivi conservati, che rimandano a un bene essenzialmente ‘immateriale’, la cui fruizione si lega pertanto a strategie di apprendimento specifiche. Come ha illustrato Lorenzo Bianconi (Bologna), tali strategie devono sforzarsi di avvicinare l’utente proprio a quella più autentica dimensione ‘immateriale’, facendone un visitatore attivo, capace di superare i limiti di una semplice relazione ‘estetica’ con gli oggetti esposti, per giungere a una percezione più completa: la quale può essere incentivata mediante un’apposita didattica museale. «Il Saggiatore musicale» e il Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna sono in grado di proporre alcune linee di indirizzo, elaborate nel quadro delle iniziative promosse da Bologna2000, ossia prima ancora che il Museo della Musica di Bologna aprisse le porte ai visitatori.
Raffaele Pozzi (Roma) ha posto l’accento proprio sul ruolo didattico che i musei della musica dovrebbero assumere, denunciando nel contempo le mancate occasioni di un uso di questi spazi culturali a fini pedagogici. Tali musei in Italia patiscono infatti le ripercussioni negative dell’atavico isolamento che grava come un’ipoteca sulle discipline musicali nel sistema scolastico del nostro Paese, laddove essi si configurano come luoghi ideali per la formazione permanente del cittadino. Una formazione che, anche secondo Françoise Buffet (Avignone), non va intesa semplicemente come potenziamento di un’offerta formativa di tipo scolastico, ma come opportunità per avviare progetti educativi di più ampio respiro, tesi a favorire non solo l’apprendimento individuale ma anche i processi di socializzazione collettiva del sapere. Tale obiettivo può essere intrapreso in virtù della specificità dello spazio museale, che non deve essere pensato come luogo di mera conservazione (stockage), bensì come sede privilegiata per la comprensione e la rielaborazione del sapere (déstockage). Va da sé che tale prospettiva (rispondente alle più aggiornate direttive emanate dalla Commissione Cultura ed Educazione del Consiglio d’Europa nel 2000, che ha invitato ad affiancare «pratiche educative non formali» ai «sistemi di educazione formale») favorisce il corretto processo di mediazione tra professionalità e saperi diversi, in un’ottica di auspicata trasversalità e interdisciplinarità multiculturale.
In tale prospettiva appaiono preziose le attività di documentazione e orientamento svolte dal Centro di Didattica museale dell’Università di Roma Tre (http://musei2.educ.uniroma3.it), istituito nel 1994. Silvia Ciriello (Roma) ha riassunto il quindicennio di attività del Centro, che tra l’altro ha realizzato la raccolta di una vasta banca dati di documentazione sulle politiche didattiche nei musei italiani ed europei, e attraverso l’istituzione di dottorati e master a distanza e la promozione di convegni di studio offre direttive e strategie in materia di didattica museale.
Le prospettive di tale didattica in altri paesi europei sono state indicate da Florence Gétreau (Parigi) e da Conny Restle (Berlino), che hanno riferito rispettivamente sulla situazione francese e su quella della capitale tedesca. Attraverso una breve rassegna della letteratura critica e una succinta ricostruzione storica dei processi pedagogici avviati in Francia a partire dalla Rivoluzione fino ai giorni nostri, Gétreau ha compendiato in particolare le scelte didattiche attuate nell’ultimo ventennio, caratterizzato da un notevole impegno per la diffusione della cultura e dei beni musicali. Dal canto suo, Conny Restle ha riferito sui metodi, i moderni strumenti di comunicazione e di didattica e l’attività editoriale attivati dal Museo degli Strumenti musicali di Berlino (Preußischer Kulturbesitz).
Nico Staiti (Bologna), prendendo le mosse da una riflessione sui fattori che accomunano i musei etnografici e i musei musicali – raccolte di oggetti la cui funzione originaria non è primariamente estetica – ha sottolineato come, a ben vedere, questa condizione possa essere estesa a tutti i materiali inseriti in spazi museali. Infatti, nel momento in cui vengono decontestualizzati e immessi in una nuova situazione ambientale, gli oggetti musealizzati tendono ad assumere nuovi significati imposti da criteri che rispondono a esigenze contingenti; rischiano così di non poter più trasmettere il senso della loro autentica funzione. Nell’ottica di una corretta tutela di questo patrimonio museale la didattica rappresenta, dunque, un necessario strumento correttivo, atto a ripristinare uno sguardo pertinente sul materiale custodito. Un materiale che chiede d’essere fruito in maniera attiva e adeguata alle diverse esigenze dei frequentatori.
In questa direzione si muovono sia le esperienze laboratoriali promosse dal Museo Civico Archeologico di Bologna – su di esse ha dettagliatamente riferito Daniela Castaldo (Lecce), facendo luce in particolare sull’uso dei materiali archeologici nella didattica dei Beni musicali – sia le iniziative didattiche sviluppate nel Museo internazionale e Biblioteca della musica di Bologna, illustrate da Linda Tesauro (Bologna). Un museo che offre un patrimonio complesso e specifico, frutto – lo aveva già sottolineato Lorenzo Bianconi nella sua relazione – del sapere enciclopedico cui si informava la cultura di padre Giambattista Martini, e che oggi può offrire una significativa occasione di esperienza didattica, capace di contribuire al più vasto sistema formativo.
Maria Luisi
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* Il programma del convegno è consultabile alla pagina
<http://www.saggiatoremusicale.it/attivita/2009/didattica_beni_musicali.php>
Utima modifica: 03/11/2009
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