Colloquio Musicologia & Filosofia
Bologna, 25-26 settembre 2008.
Quali relazioni intrattengono ‘musicologia’ e ‘filosofia’? Vi possono essere metodologie comuni o aree di feconda sovrapposizione tra i due saperi? Il Colloquio Musicologia & Filosofia, organizzato da Maurizio Giani, Paolo Gozza, Cesarino Ruini e Antonio Serravezza, ha di recente tentato di affrontare la questione, cercando — almeno per un momento — di mettere tra parentesi l’oggetto sonoro che sta alla base dei ragionamenti delle due discipline.
Già il titolo del Colloquio rappresenta una novità, almeno in àmbito italiano. Mentre ci si imbatte di sovente in incontri tra studiosi dedicati al rapporto tra filosofia e musica, ancora nessuno aveva provato a sostituire il secondo termine del binomio con quello di ‘musicologia’. Si tratta di una sostituzione che cambia in modo sostanziale il modo di pensare il rapporto tra le discipline e il loro oggetto. L’idea che sta alla base del Colloquio, infatti, è che nessun sapere in quanto tale costituisca una via d’accesso privilegiata ad un determinato oggetto, in questo caso la musica. Studiosi di diversa formazione — filosofi, teologi, matematici, musicologi — sono stati, dunque, invitati a dialogare al fine di interrogarsi sulla necessità di un mutuo scambio di prospettive che possa allargare e consolidare gli orizzonti di una disciplina, la ‘filosofia della musica’, i cui contorni sembrano spesso sfumare nell’indistinto.
Il quadro di riferimento delle domande d’apertura è stato offerto dal progetto PRIN dedicato a Nuove prospettive storiche dell’estetica musicale, vòlto sia ad individuare nuove fonti per la disciplina, sia ad integrare lo studio su oggetti noti con contributi provenienti da àmbiti come l’iconografia, la ricerca storica e la storia delle idee; di questo progetto il Colloquio ha rappresentato l’explicit.
Gli organizzatori e gli intervenuti al Colloquio (F. Abbri, A. Arbo, F. Bellissima, G. Borio, A. Collisani, M. Garda, G. Guanti, E. Lisciani Petrini, R. Martinelli, M. Mastropasqua, E. Matassi, A. Orcalli, P. Sequeri, L. Zanoncelli) hanno sviluppato l’argomento proposto seguendo vie assai varie e difficili da sintetizzare. Sarà, dunque, forse utile evidenziare ciò che di comune è emerso, più che entrare nel merito dei singoli interventi.
Un possibile punto d’incontro tra musicologia e filosofia, più volte menzionato e in linea col titolo del progetto PRIN, è la storia, che può divenire uno strumento ‘interno’ ad entrambe le discipline ed ancorarle al loro oggetto. Una cooperazione virtuosa in cui i tre saperi si integrino potrebbe essere d’aiuto: il riferimento alla storia porrebbe lo studioso al riparo da generalizzazioni eccessive circa la ‘natura della musica’, intesa in modo astratto e atemporale. Al contempo il filosofo potrebbe avvantaggiarsi degli studi dei musicologi per descrivere il proprio oggetto con gli strumenti elaborati da una disciplina creata ad hoc. Infine il musicologo può avvalersi della filosofia per non dimenticare che, se la descrizione è un momento di grande importanza nella ricerca, esso va affiancato da una classica domanda del pensiero filosofico, ossia ‘perché’? Musicologia e filosofia, incontrandosi sul terreno della storia, possono dunque — lo ha detto in modo esplicito A. Collisani — integrarsi facendo dialogare il ‘come’ e il ‘perché’.
L’importanza di una tale discussione per il mondo musicologico, e più in generale per il mondo degli studi umanistici, è evidente. Si tratta di rendere operante nell’universo della ricerca un modello affine a quello sociologico di una società multiculturale, dove l’“integrazione” tra le varie componenti non implica la scomparsa delle specificità. L’idea è di instaurare un dialogo di cooperazione, in cui più linee convergono verso un centro — la musica — dando origine ad una prospettiva ricca, variegata, e soprattutto non ripiegata in sé stessa. Il rischio di una malintesa multidisciplinarità — il termine è di moda —, che si risolve in una pluralità di discorsi singoli che non colloquiano a vicenda, e che può sfociare con facilità nel relativismo, è oggi attuale. L’ideale “musicologico” dell’ascolto e quello “filosofico” della dialettica ci potranno forse aiutare a mostrare come, almeno in àmbito culturale, un sistema di cooperazione virtuosa tra particolarità e universalità sia davvero possibile.
Negli ultimi dieci anni si è molto insistito, nelle nostre scuole, sulla necessità di instaurare un dialogo tra le discipline che compongono il curricolo: in tale contesto riflessioni come quelle sviluppate nel Colloquio Musicologia & Filosofia aiutano i docenti ad individuare fertili aree di sovrapposizione tra gli insegnamenti; al contempo, si evidenzia come non basti una semplice convergenza di più discipline attorno ad un oggetto — in questo caso la musica — a dar vita a una feconda interdisciplinarità.
Maria Semi
Utima modifica: 03/11/2009
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