La musique (tout) contre la danse?, Journées d’études placées sous la direction de Laetitia Doat, Isabelle Launay, Philippe Guisgand, Armando Menicacci, Gianfranco Vinay. Parigi 18-19 maggio 2009.
Negli ultimi anni, la pedagogia musicale ha prestato un crescente interesse alle relazioni tra musica e movimento. Ne è segno evidente la riedizione del trattato La musica, il ritmo, l’educazione di Émile Jaques-Dalcroze (Torino, EDT; cfr. la scheda http://www.saggiatoremusicale.it/saggem/ricerca/letture_critiche/sintoni_dalcroze.php), nel quale per la prima volta – il libro è del 1920 – il movimento corporeo è visto come mezzo privilegiato per avviare i bambini all’ascolto musicale e alla comprensione delle strutture della musica, nonché la pubblicazione di contributi che mirano a coniugare la corporeità all’ascolto musicale (si pensi, ad esempio, a Franca Ferrari, Giochi d’ascolto, Milano, FrancoAngeli, 2002, o a Giuseppe Grazioso, Gesto, musica e movimento, Roma, Carocci, 2005). Proposte recenti come quelle appena ricordate danno risalto a un fattore fondante per la pedagogia musicale, già da Jaques-Dalcroze additato come una risorsa. Esse trovano tuttavia un limite evidente nello scollamento tra il rilievo attribuito all’aspetto empirico delle esperienze illustrate e l’esiguità della riflessione teorica e metodologica. Più in generale si constata che a tutt’oggi la relazione tra ascolto, analisi musicale e movimento corporeo è priva di una riflessione approfondita. Tale situazione è stata messa in luce con grande chiarezza nel convegno parigino La musique (tout) contre la danse?, promosso dallo sforzo congiunto di tre istituzioni (Université Paris VIII Vincennes - Saint-Denis; Centre d’Étude des Arts Contemporains - Université de Lille; Centre de Recherche sur l’Analyse et l’Interprétation en Musique et dans les Arts du Spectacle - RITM, Université de Nice) da tempo impegnate su questo fronte della ricerca.
Gianfranco Vinay, uno degli organizzatori delle due giornate di studio, novecentista di chiara fama, docente nel Dipartimento di musica di Paris VIII, ha presentato in apertura dei lavori i nodi concettuali su cui si è incentrato il convegno:
- le ragioni epistemologiche, estetiche, ideologiche e istituzionali che stanno all’origine della separazione o dell’indifferenza reciproca tra musicologia e coreologia;
- la conseguente penuria di studi scientifici sulla storia della musica per danza e, in misura maggiore, sul rapporto tra musica e danza tout court;
- le nuove prospettive di ricerca nel campo della musicologia e della coreologia, al fine di (a) favorire il confronto, lo scambio e la collaborazione tra le due discipline, nel rispetto delle singole specificità; (b) pervenire ad una reale integrazione delle competenze disciplinari; (c) elaborare una metodologia di ricerca comune, con ricadute sulla creazione artistica, la formazione, la ricerca scientifica, la didattica.
Nell’auspicare che il fruttuoso rapporto di collaborazione già avviato tra le istituzioni promotrici del convegno e gli studiosi invitati possa proseguire, Vinay ha sottolineato come gli organizzatori si siano prefissi non tanto di ricercare soluzioni univoche alle problematiche enucleate, quanto di trattare in termini epistemologicamente fondati gli aspetti e i modi molteplici, e talvolta sfuggenti, dell’incontro tra musica e danza. Di fatto, il convegno ha tracciato un quadro assai ricco delle prospettive che la ricerca interdisciplinare di musicologi e coreologi può aprire, promettendo esiti scientifici incoraggianti.
Nell’ottica interdisciplinare del convegno, le sessioni dedicate all’analyse croisée di alcuni capolavori della musica d’arte occidentale hanno rappresentato senz’altro il contributo più innovativo e interessante. Queste “analisi incrociate” condotte sulle partiture musicali e coreografiche e sulle testimonianze video comparano il dato musicale e il gesto coreutico, e ne esaminano le intersezioni in termini vuoi di analogia vuoi di contrasto. Lo studio comparato delle strutture e delle procedure formali che sottendono e in una certa misura apparentano il gesto musicale e il gesto coreutico ha così messo in luce i possibili punti d’incontro e di scambio tra le due arti, ma anche strategie operative e compositive diverse e a volte contrastanti. Tra gli esempi, tutti di grande interesse e valore, almeno due casi è doveroso ricordare. Il primo verteva sul Combattimento di Tancredi e Clorinda di Claudio Monteverdi: due diversi approcci al testo musicale e letterario – a firma rispettivamente di Françoise Graziani e Joël Heuillon e di Marina Nordera – hanno dato luogo a due diverse interpretazioni, entrambe convincenti quanto alla relazione tra musica, ricerca musicale e gesto coreografico, eseguite nel contesto del convegno.
Nella prima proposta, La danse au service de l’energeia, caratterizzata dall’esecuzione musicale dal vivo in una versione per canto solo e tiorba, l’aspetto coreografico e gestuale ha investito sia la danzatrice sia l’interprete vocale: da una parte il cantante enfatizzava il procedere della vicenda con la voce, il gesto, la mimica facciale; dall’altra la danzatrice scandiva mediante un numero circoscritto di gesti d’estrema intensità drammatica le singole fasi emotive e psicologiche del Combattimento dal punto di vista della protagonista. La seconda proposta, Une danse qui suffit à elle seule?, ha inteso indagare le modalità in cui si manifestano danza e gesto nel Combattimento. Il carattere drammatico e i richiami alla danza presenti nella musica di Monteverdi sono stati osservati alla luce delle testimonianze sulla gestualità cinque-seicentesca che si lasciano desumere dalla retorica, dalle arti plastiche, dall’iconografia, dal teatro, dalle danze coeve (battaglia, marcia, canario, passeggio).
L’altro caso, esemplare, è stato il Prélude à l’après-midi d’un faune di Debussy nella coreografia di Vaclav Nižinskij, cui Gianfranco Vinay e Armando Menicacci hanno dedicato un’indagine raffinatissima: la dissonanza tra le linee melodiche curve e sinuose della partitura musicale e la geometrica schematicità del movimento coreografico consente di misurare, anche in prospettiva musicale, l’apporto straordinario che alla musica, alla danza e alla cultura diedero Nižinskij e i Ballets russes: dei quali, come si sa, celebriamo quest’anno il centenario.
Chiara Sintoni
Utima modifica: 03/11/2009
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