Ventesimo Colloquio di Musicologia
del «Saggiatore musicale»

Bologna, 18-20 novembre 2016

 

Abstracts

Francesca Fantappiè (Milano)
Una primizia rinucciniana: la “Dafne” prima della «miglior forma»

La relazione ha trattato alcune questioni relative alla nascita dell’opera in musica, scaturite dalla disamina di un’inedita redazione del primo testo drammatico composto da Ottavio Rinuccini per essere cantato per intero secondo uno stile monodico: la Dafne.

Nella prima parte è stato analizzato il testo sotto il profilo compositivo e metrico-formale. Si è mostrato come la versione reperita sia precedente a quella, edita a stampa in due diverse stesure di 445 versi (s.l. e s.d. ante 1600 e Firenze, Marescotti 1600), che Rinuccini, nella dedica dell’Euridice (Firenze, 1600), definisce come «miglior forma» di una precedente redazione, finora ignota. L’analisi ha riguardato la struttura e l’organizzazione del testo poetico: è stata sottolineata in particolare l’assenza di una divisione in atti e scene. La scansione drammaturgica è data infatti da un prologo, seguito da cinque cori, che incorniciano quattro episodi drammatici, differenziati dal punto di vista metrico mediante l’alternanza di forme strofiche chiuse e sezioni in versi sciolti (settenari ed endecasillabi). Si è rimarcato come questa scelta compositiva, caratteristica di tutte le «favole» del Rinuccini, abbia spesso suscitato la perplessità degli studiosi che ne hanno curato l’edizione e l’interpretazione, portando in alcuni casi a vere e proprie forzature editoriali (come Solerti 1904 o Hanning 1980, che introducono la suddivisione in atti). Ci siamo interrogati quindi sulle motivazioni ideali di questo impianto compositivo, peculiare della poetica teatrale rinucciniana, mostrando come questa scelta, così come il modo di condurre la fabula e di trattare gli «affetti», risentano dell’influenza delle teorie sul teatro antico, nate dalle discussioni del nobile consesso di letterati, filosofi e musicofili fiorentini, noto come Accademia degli Alterati.

Nella seconda parte è stata verificata la corrispondenza di questa inedita stesura con i frammenti musicali rimasti, mostrando come siano da assegnare ad essa e non, come si riteneva finora, alla «miglior forma» di 445 versi. In conclusione è stata sollevata la questione della datazione della messinscena e dei suoi potenziali spettatori: il contesto rappresentativo di questa prima Dafne non fu, infatti, né quello della corte, né quello dei nobili Accademici Alterati o della cosiddetta «Camerata», ma il circolo di amici e conoscenti intimi di Ottavio Rinuccini e Jacopo Corsi. Sono quindi state esposte alcune novità sulla loro vita (ricreazioni, trattenimenti, amori), utili a formulare alcune interpretazioni allegoriche della Dafne attinenti alla messinscena originaria e che potrebbero in parte incrinare la visione, a volte un po’ troppo mitizzata, delle circostanze pratiche che portarono alla creazione di un nuovo genere teatrale, noto oggi come ‘melodramma’.