Diciottesimo Colloquio di Musicologia
del «Saggiatore musicale»

Bologna, 21-23 novembre 2014

 

Abstracts

Paola Dessì (Bologna)
Codici liturgico-musicali in alcuni inventari del cardinal Bessarione

Sul finire del 1439 Bessarione fu nominato cardinale col titolo dei Santi Apostoli da papa Eugenio IV. Egli ricevette inoltre diversi monasteri in commendam, cioè in affidamento: era consuetudine che il pontefice concedesse i redditi di una o più abbazie ai neo porporati, per garantirgli un tenore di vita degno della carica acquisita. Il primo approccio verso il complesso abbaziale da parte del nuovo commendatario era dunque di tipo strettamente economico-finanziario. A tale interesse gestionale vanno ricondotti anche alcuni inventari stilati per il cardinale Bessarione e contenenti la descrizione dei beni mobili, compresi i codici liturgici e liturgico-musicali, presenti nei monasteri ottenuti in affido.

Un esempio interessante riguarda la commenda del monastero benedettino di San Giovanni evangelista in Ravenna, ottenuta tra la fine del 1442 e il 1459. Al monastero fanno riferimento tre inventari, caratterizzati da differente modalità di stesura: la descriptio mobilium del 1442, la descriptio bonorum del 1444 e il registrum librorum presumibilmente del 1459. La lettura comparata dei tre inventari restituisce la fotografia della biblioteca del monastero durante la commenda di Bessarione: 19 codici di contenuto biblico, patristico e agiografico, e 16 volumi di contenuto liturgico e liturgico-musicale. I codici sono accompagnati da una breve descrizione con incipit ed explicit e, in alcuni casi, dalla loro dislocazione tra le stanze del monastero, il coro della chiesa e la sagrestia.

La nuova lettura degli inventari ha permesso di identificare un codice attribuito alla biblioteca camaldolese di Classe come proveniente dal monastero benedettino, ma soprattutto ha posto in discussione la metodologia attributiva fondata sulla provenienza del codice sulla base del contenuto liturgico. La comparazione degli inventari mostra infatti una circolazione dei codici liturgici e liturgico-musicali all’interno di comunità religiose diverse, o per lo meno affini come benedettini e camaldolesi, e stimola ad avviare nuove ricerche in questa direzione.