Ventesimo Colloquio di Musicologia
del «Saggiatore musicale»

Bologna, 18-20 novembre 2016

 

Abstracts

Enrico Reggiani (Milano)
Schumann e la recezione compositiva di Shakespeare “als Universalgenie”

Gli studiosi di Robert Schumann sono concordi: il compositore coltivò una frequentazione costante delle opere di William Shakespeare per tutta la sua vita e lungo tutta la traiettoria della sua straordinaria parabola creativa. Come ha scritto Eric Frederick Jensen, dopo la sua passione giovanile per il Bardo, «by the 1850s, as maturity supplanted the enthusiasm of his youth, Shakespeare became his favourite author», in pieno accordo «with a rediscovery and reevaluation of Shakespeare’s work during the first half of the nineteenth century» (Schumann, Oxford, Oxford University Press, 2001, p. 55). Tuttavia, all’espressione di tale insindacabile verità segue di norma anche la constatazione che l’incrollabile predilezione di Schumann non produsse una altrettanto copiosa attività compositiva, visto che, come ricorda Jon W. Finson, «Shakespeare’s plays ultimately provided little material for Schumann’s published works», anche se «Schumann did undertake some composition based on the dramas at each important juncture of his life» (Schumann and Shakespeare, in J. W. Finson and R. L. Todd, Mendelssohn and Schumann: Essays on Their Music and Its Context, Durham, Duke University Press, 1984, p. 125).

L’apparente contraddizione tra la pervasività qualitativa della matrice shakespeariana in Schumann e l’esiguità quantitativa dei suoi esiti compositivi dovrebbe però indurre gli studiosi a ricercarne gli effetti non soltanto nel ristretto novero delle opere che Schumann effettivamente portò a compimento o progettò selon Shakespeare, ma anche in altre direzioni – per così dire – cultural-musicali e, soprattutto, musico-letterarie di cui si è trattato nella presente relazione (che estende quanto già suggerito in quella proposta nel corso del precedente XIX Colloquio di Musicologia del “Saggiatore Musicale”). Proprio tale approccio suggerisce la definizione di Universalgenie (nelle sue varie accezioni) che Schumann attribuì a Shakespeare nei suoi Tagebücher fin dal 25 febbraio 1830 (Tagebücher, Band I: 1827-1838, herausgegeben von G. Eismann, Leipzig, VEB Deutscher Verlag für Musik, 1971, p. 230), in base alla quale «der Dichter repräsentiert als “Universalgenie” in seiner Individualität und mit seiner Bildersprache zugleich die Totalität von Natur und Geschichte, er wird zum Koinzidenzpunkt der Kommunikation seiner Epoche, wie das Homer oder Shakespeare jeweils auch für ihre Epochen gewesen sind» (H.-G. Kemper, Deutsche Lyrik der frühen Neuzeit. Band 6.2, Sturm und Drang: Genie-Religion, Tübingen, M. Niemeyer, 2002, p. 197, corsivi miei). 

In tale modo emerge con maggiore evidenza che Robert Schumann fu uno dei più costanti e coerenti protagonisti europei della Rezeptionsgeschichte musico-letteraria del pensiero e dell’opera di Shakespeare – il che conferisce un’inconfondibile venatura shakespeariana alla sua «youthful musico-poetics», alla sua «evolving notion of music as a kind of literary activity» e alla sua «outlook on music as a form of literature» (J. Daverio, Robert Schumann: Herald of a “New Poetic Age”, New York, Oxford University Press, 1997, p. 44).