in collaborazione col 
Dipartimento delle Arti Alma Mater Studiorum — Università di Bologna  

Ventitreesimo Colloquio di Musicologia
del «Saggiatore musicale»

Abstracts

 


FRANCESCA FANTAPPIÈ
 (Firenze)

Spettacoli in villa: organico e costi delle opere di Pratolino

L’intervento illustra i primi risultati di una ricerca sui costi dell’attività operistica patrocinata da Ferdinando de’ Medici nella villa di Pratolino alla fine del Seicento (1679-1696). Se la committenza teatrale e musicale del Granprincipe è stata ampiamente indagata per il periodo settecentesco, grazie soprattutto alla documentazione epistolare che ha permesso, in particolare, di ricostruire il rapporto con i compositori Giacomo Antonio Perti e Alessandro Scarlatti, e di reperire notizie su prestiti di cantanti e strumentisti, l’insieme delle notizie raccolte ci restituisce un quadro ancora frammentario del sistema produttivo operistico di Pratolino, mentre poco o niente è noto in merito ai costi. Tutto ciò, nonostante che il committente, nonché erede del titolo granducale, fosse all’epoca riconosciuto come un prodigo mecenate delle arti e sia ricordato tuttora dagli storici come tale. In questa sede, grazie ad una disamina della documentazione contabile della «camera» del Granprincipe, quantifico la sua munificenza, diradando la nebbia sugli aspetti più concreti di tale committenza, nonché sui limiti imposti dallo stanziamento a sua disposizione. È possibile stabilire, con un buon margine di approssimazione, il costo dell’organico delle singole produzioni operistiche fino al 1696 incluso (anno in cui la documentazione s’interrompe) e chiarire i nominativi degli artisti impiegati, ma anche rileggere criticamente le testimonianze finora acquisite, controbilanciando da una parte l’enfasi retorica caratteristica dei libretti a stampa e dall’altra la natura rapsodica della documentazione epistolare.
Quello che si riesce a delineare è un sistema produttivo collaudato e ripetitivo che vedeva l’utilizzo, quasi esclusivo, di musicisti e cantanti salariati dalla corte o dalla «camera» di Ferdinando de’ Medici, il quale si avvaleva solo in minima parte di personale esterno e, anche in questo caso, tendeva a rivolgersi ad artisti già sperimentati in precedenza. Per quanto riguarda il repertorio si assiste ad un’alternanza fissa tra drammi seri e giocosi, mentre la spesa delle singole produzioni cresce in maniera lenta, ma progressiva, arrivando ad una media di poco più di 1500 scudi per le ultime opere registrate. Le paghe dei singoli artisti seguivano invece un prontuario fisso. Si può affermare quindi che nel complesso il Granprincipe tenesse un atteggiamento prudente che gli permetteva allo stesso tempo di mantenersi aggiornato e gustare le novità del momento, ma di non incorrere in troppi imprevisti sia dal punto di vista dei costi, sia sotto il profilo del risultato esecutivo. Un quadro che la disamina esclusiva delle sue missive non poteva restituire, in quanto solo per cantanti e strumentisti «forestieri» era necessario scrivere lettere, mentre per quelli al seguito bastava un ordine verbale o la consuetudine, tutte informazioni che sfuggono agli epistolari.