Ventesimo Colloquio di Musicologia
del «Saggiatore musicale»

Bologna, 18-20 novembre 2016

 

Abstracts

Giada Viviani (Pavia-Cremona)
Il processo compositivo delle musiche di Nino Rota per “La dolce vita”

La limitata sopravvivenza dei materiali preparatori delle partiture costituisce un problema diffuso nell’ambito degli studi sulla musica da film, per cui risulta difficile applicare un approccio genetico volto a ricostruire il processo compositivo. Il fondo personale di Nino Rota, custodito presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia, preserva invece una ricca collezione di fonti relative alla produzione cinematografica del musicista, offrendo la rara possibilità di investigare le diverse fasi creative delle sue colonne sonore a partire dalle prime annotazioni verbali fino alla formulazione definitiva delle partiture.

L’intervento è incentrato sulle musiche scritte da Rota per La dolce vita di Federico Fellini, titolo di primaria importanza nella filmografia del compositore e contraddistinto da un repertorio di fonti assai ampio, grazie al quale siamo in grado di comprendere come e con quali tempistiche si è svolta la collaborazione tra i due artisti. Troviamo testimonianza degli stadi creativi più antichi negli appunti autografi di Rota contenuti in un block-notes di una cinquantina di carte, al cui interno si stratificano interventi riconducibili a diverse fasi, e dove a tratti traspaiono commenti e suggestioni riconducibili al regista. In base a tali annotazioni si può collocare l’inizio del processo compositivo in corrispondenza degli stadi finali del montaggio video, ossia quando il film aveva già assunto la sua struttura definitiva, ma le singole sequenze stavano ancora subendo lievi modifiche. A quest’altezza il lavoro avveniva alla moviola: Rota analizzava le sequenze, ne calcolava i minutaggi e, seguendo le indicazioni di Fellini, impostava già le musiche su canovacci verbali che talvolta raggiungevano un’estrema precisione. 

Alle annotazioni verbali si affiancano due tipologie di fonti musicali: gli abbozzi, formulati ancora alla moviola con l’ausilio del pianoforte, e le partiture orchestrali contenenti quasi sempre la stesura definitiva dei pezzi. Benché le fonti si pongano tendenzialmente in un rapporto di successione (dalle annotazioni verbali agli abbozzi alle partiture), tuttavia nell’apportarvi varianti e correzioni Rota agisce spesso in parallelo, intervenendo in maniera incrociata su tutte, cosicché per comprendere l’origine di simili modifiche bisogna effettuare un’analisi comparativa. Da queste indagini si ricava che il testo musicale dei brani trovava la propria definizione già tra il block-notes e gli abbozzi, mentre in partitura venivano assestati i minutaggi e i singoli dettagli dell’orchestrazione, sui quali Rota continuava a intervenire fino alle sessioni d’incisione. Oltre a localizzare la genesi delle musiche all’interno del processo produttivo del film, le annotazioni presenti nel block-notes hanno chiarito le modalità della collaborazione tra compositore e regista nella creazione della colonna sonora.