in collaborazione col 
Dipartimento delle Arti Alma Mater Studiorum — Università di Bologna  

Ventitreesimo Colloquio di Musicologia
del «Saggiatore musicale»

Abstracts

 


LICIA MARI
 (Brescia)

Echi di Paolo Veronese nella rappresentazione del ‘concerto’: le “Nozze di Cana” di Alessandro Maganza

I Serviti si stabiliscono a Mantova alla fine del XIV secolo, con il forte appoggio del Marchese Francesco I, erigendo una chiesa intitolata a San Barnaba. Tra i più famosi ospiti troviamo fra Paolo Sarpi (1552-1623), veneziano, teologo alla corte di Guglielmo Gonzaga e presso il Cardinale Borromeo a Milano. Tra le sepolture illustri si annovera quella di Giulio Romano, le cui tracce però si sono perse dopo i lavori effettuati nel complesso durante il Settecento, prima della soppressione del 1797. Negli ultimi decenni del XVI secolo si registra nel convento un momento di particolare interesse per la musica: ad esempio, vi riceve la sua formazione Amante Franzoni, buon maestro di cappella e autore dell’interessante Apparato Musicale (1613); si verifica inoltre un singolare episodio in relazione alla corte dei Gonzaga. Nel 1598, in occasione della rappresentazione del Pastor fido di Battista Guarini (intermedi con musiche di Giaches de Wert, Gian Giacomo Gastoldi, Claudio Monteverdi) in omaggio alla visita di Margherita d’Austria, viene impartito l’ordine di radunare nella basilica palatina di S. Barbara i musicisti coinvolti, compresi gli esterni provenienti dal Convento di San Barnaba.
A questi anni viene fatta risalire la realizzazione di un grande quadro di Alessandro Maganza, le Nozze di Cana, oggetto in questi mesi di un importante restauro. Probabilmente destinato al refettorio dei Serviti, si trova ora collocato sulla cantoria del lato sinistro del transetto della chiesa. L’impianto scenografico, le architetture presenti, il gruppo di musicisti collocato sul lato sinistro della tela rendono possibile un interessante confronto con la scuola veneziana, in particolare con Paolo Veronese e il suo dipinto omonimo, conservato al Louvre. Maganza, vicentino di origine, ha vissuto a Venezia tra il 1572 e il 1576; tra le commissioni per conventi si ricorda che nel 1591 ha realizzato un quadro per il Santuario Servita di Monte Berico (Vicenza).
L’intervento intende analizzare quindi il ‘concerto’ dipinto dal Maganza, gli strumenti ivi raffigurati, il valore che esso assume nell’impianto iconografico complessivo, effettuare il confronto proposto e collocare la rappresentazione nell’ambito della realtà musicale e culturale mantovana e veneta.