“Il musicologo della mutua”

Da quando, agli inizi di marzo, il Governo ha annunciato il lockdown  a causa del Coronavirus, il nostro mondo quotidiano si è cristallizzato: certo, la vita è andata avanti, ma in forme e modalità che nessuno di noi avrebbe mai potuto lontanamente immaginare. Tutti segregati in casa, attività commerciali sospese, asili, scuole e università chiuse, didattica a distanza: e per fortuna che la tecnologia ci assiste.

Di conseguenza, in un periodo buio come questo, segnato dalla paura e dalle interazioni sociali pressoché nulle, scandito dai dati tremendi del quotidiano bollettino di guerra della Protezione Civile, ho cominciato ad utilizzare il mio profilo Facebook per postare, con cadenza più o meno giornaliera, una breve pillola storico-musicale; si badi bene, senza la pretesa di erudizione, né di poter cogliere – nella limitatezza dei caratteri e del mezzo a disposizione – l’essenza di un brano, di un autore, di un genere o di un periodo storico. Più semplicemente: poche nozioni di carattere generale, qualche considerazione personale, e un link a un video su Youtube di agevole reperimento con un semplice “click”.

È così che ha iniziato a prendere forma questa piccola rubrica, che ho scherzosamente chiamato “Il musicologo della mutua”, perché – come càpita talvolta agli omologhi medici – il farmaco che cerco di somministrare non pretende di essere una panacea definitiva, né è frutto di anamnesi profonde: al contrario, è da considerarsi un semplice integratore giornaliero, da prendere senza ricetta, per il puro diletto di godere piacevolmente di un quarto d’ora scarso di musica.

Col trascorrere dei giorni la rubrica si è spostata dal mio profilo personale ad una pagina ad essa dedicata, sempre su Facebook, nella quale si possono trovare tutte le puntate sinora pubblicate, e che viene aggiornata ad ogni nuovo inserimento. I criteri – pochi, in verità – che mi sono dato nell’articolare la scelta dei brani da illustrare rispondono alla volontà di non risultare ripetitivo o, per quanto possibile, banale. Ecco perché ho cercato di non pubblicare mai due volte uno stesso autore, eccezion fatta per Haydn, che non solo è il più grande comunicatore musicale di tutti i tempi, ma è un mio amatissimo e personalissimo debole. Il tempo che dedico alla scrittura dei post è minimo e relativo (circa 15 minuti, la mattina presto, prima di iniziare il lavoro quotidiano): ergo, non vi è una selezione a monte rigidamente intesa, non vi sono schemi, né volontà o pretese di costruire un percorso organico e strutturato. Solo una breve riflessione, la scelta di un autore (e quindi di un brano, entrambi non necessariamente arcinoti, anzi) e poi la scrittura del post. Chiedo perciò venia del linguaggio talvolta volutamente colloquiale, dell’analisi e del ragionamento stringato che fanno da corollario a taluni post e potrebbero turbare il lettore in cerca di alta dottrina. Il motivo è che “Il musicologo della mutua” si rivolge essenzialmente agli amatori ed agli appassionati dilettanti (altrimenti si sarebbe dovuta chiamare “Il musicologo della clinica specializzata Tal dei Tali”); nondimeno, essendo Internet un ambito libero da barriere, sono rimasto piacevolmente stupito dal fatto che, oltre agli apprezzamenti arrivati da amici e conoscenti, la rubrica abbia saputo raggiungere anche una nutrita schiera di musicisti, musicologi e addetti ai lavori che hanno sovente interagito e gradito la pur semplice comunicatività della pagina. A tutti, rispondo con un grato e sincero non sum dignus.

La pagina quindi nasce da due esigenze che, visto il periodo, ho avvertito come pressanti: la voglia di riscatto da questa situazione tremenda in cui tutti siamo immersi fino al collo e, parimenti, dalla consapevolezza assoluta che i mille anni di musica che separano Santa Ildegarda di Bingen dai Pinguini Tattici Nucleari rappresentino un’eredità talmente potente da attraversare gli oceani del tempo ed in grado di essere ancora oggi non solo una consolazione per l’anima, ma anche una speranza di bellezza per il futuro.

Per questo, nelle mie intenzioni, “Il musicologo della mutua” proseguirà anche oltre l’emergenza COVID (magari con post pubblicati con cadenza più dilatata), nella speranza che il momento in cui potremo affermare di esserne usciti sia più vicino di quanto sembri.

Federico Gon

Docente di Storia della musica

Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia

“Il musicologo della mutua”

“Il musicologo della mutua”

Da quando, agli inizi di marzo, il Governo ha annunciato il lockdown  a causa del Coronavirus, il nostro mondo quotidiano si è cristallizzato: certo, la vita è andata avanti, ma in forme e modalità che nessuno di noi avrebbe mai potuto lontanamente immaginare. Tutti segregati in casa, attività commerciali sospese, asili, scuole e università chiuse, didattica a distanza: e per fortuna che la tecnologia ci assiste.

Di conseguenza, in un periodo buio come questo, segnato dalla paura e dalle interazioni sociali pressoché nulle, scandito dai dati tremendi del quotidiano bollettino di guerra della Protezione Civile, ho cominciato ad utilizzare il mio profilo Facebook per postare, con cadenza più o meno giornaliera, una breve pillola storico-musicale; si badi bene, senza la pretesa di erudizione, né di poter cogliere – nella limitatezza dei caratteri e del mezzo a disposizione – l’essenza di un brano, di un autore, di un genere o di un periodo storico. Più semplicemente: poche nozioni di carattere generale, qualche considerazione personale, e un link a un video su Youtube di agevole reperimento con un semplice “click”.

È così che ha iniziato a prendere forma questa piccola rubrica, che ho scherzosamente chiamato “Il musicologo della mutua”, perché – come càpita talvolta agli omologhi medici – il farmaco che cerco di somministrare non pretende di essere una panacea definitiva, né è frutto di anamnesi profonde: al contrario, è da considerarsi un semplice integratore giornaliero, da prendere senza ricetta, per il puro diletto di godere piacevolmente di un quarto d’ora scarso di musica.

Col trascorrere dei giorni la rubrica si è spostata dal mio profilo personale ad una pagina ad essa dedicata, sempre su Facebook, nella quale si possono trovare tutte le puntate sinora pubblicate, e che viene aggiornata ad ogni nuovo inserimento. I criteri – pochi, in verità – che mi sono dato nell’articolare la scelta dei brani da illustrare rispondono alla volontà di non risultare ripetitivo o, per quanto possibile, banale. Ecco perché ho cercato di non pubblicare mai due volte uno stesso autore, eccezion fatta per Haydn, che non solo è il più grande comunicatore musicale di tutti i tempi, ma è un mio amatissimo e personalissimo debole. Il tempo che dedico alla scrittura dei post è minimo e relativo (circa 15 minuti, la mattina presto, prima di iniziare il lavoro quotidiano): ergo, non vi è una selezione a monte rigidamente intesa, non vi sono schemi, né volontà o pretese di costruire un percorso organico e strutturato. Solo una breve riflessione, la scelta di un autore (e quindi di un brano, entrambi non necessariamente arcinoti, anzi) e poi la scrittura del post. Chiedo perciò venia del linguaggio talvolta volutamente colloquiale, dell’analisi e del ragionamento stringato che fanno da corollario a taluni post e potrebbero turbare il lettore in cerca di alta dottrina. Il motivo è che “Il musicologo della mutua” si rivolge essenzialmente agli amatori ed agli appassionati dilettanti (altrimenti si sarebbe dovuta chiamare “Il musicologo della clinica specializzata Tal dei Tali”); nondimeno, essendo Internet un ambito libero da barriere, sono rimasto piacevolmente stupito dal fatto che, oltre agli apprezzamenti arrivati da amici e conoscenti, la rubrica abbia saputo raggiungere anche una nutrita schiera di musicisti, musicologi e addetti ai lavori che hanno sovente interagito e gradito la pur semplice comunicatività della pagina. A tutti, rispondo con un grato e sincero non sum dignus.

La pagina quindi nasce da due esigenze che, visto il periodo, ho avvertito come pressanti: la voglia di riscatto da questa situazione tremenda in cui tutti siamo immersi fino al collo e, parimenti, dalla consapevolezza assoluta che i mille anni di musica che separano Santa Ildegarda di Bingen dai Pinguini Tattici Nucleari rappresentino un’eredità talmente potente da attraversare gli oceani del tempo ed in grado di essere ancora oggi non solo una consolazione per l’anima, ma anche una speranza di bellezza per il futuro.

Per questo, nelle mie intenzioni, “Il musicologo della mutua” proseguirà anche oltre l’emergenza COVID (magari con post pubblicati con cadenza più dilatata), nella speranza che il momento in cui potremo affermare di esserne usciti sia più vicino di quanto sembri.

Federico Gon

Docente di Storia della musica

Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia

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