Sino alla recente estinzione delle Facoltà, il corso di laurea in DAMS dell’Università di Torino aveva una caratteristica speciale nel panorama italiano: era l’unico non incardinato nella Facoltà di Lettere e Filosofia ma in quella di Scienze della Formazione. Sommata al lungo divieto d’iscrizione simultanea al Conservatorio, questa circostanza ha determinato il configurarsi a Lettere di un’utenza i cui rapporti col mondo dei suoni erano caratterizzati da un evidente timore nei confronti dell’alfabetizzazione musicale e da una limitata esposizione alla letteratura critica. Per gettare un ponte fra l’insegnamento di Storia della civiltà musicale e un’utenza di studenti di Lettere per vari motivi insensibile al suo richiamo, abbiamo varato qualche anno fa, insieme a un gruppo di dottorandi, un Laboratorio di Ascolto Musicale Attivo (LAMA), articolato in 18 incontri di due ore ciascuno con cadenza settimanale, 9 nel primo e 9 nel secondo semestre:

http://culturecomparate.campusnet.unito.it/do/corsi.pl/Show?_id=kbs4

L’acronimo ha fatto sì che il Laboratorio risultasse simpatico a cominciare dalla mascotte, un lama dotato di cuffie che dice “Scopri l’animale musicale che è in te: entra nel gregge!

Agli studenti di Lettere, ma anche a quelli dell’ex-DAMS, in qualche caso incuriositi dalla proposta, il LAMA richiede una partecipazione attiva e la produzione di brevi elaborati scritti: (1) dopo il primo incontro, un’impressione su un pezzo proposto senza indicazioni storico-stilistiche; (2) verso metà percorso – intorno al sesto e al dodicesimo incontro –  un paio di recensioni di concerti da camera i cui programmi fanno perno su pezzi, stili o compositori avvicinati mediante ascolto guidato in sede didattica; (3) verso la fine del Laboratorio, la recensione di uno spettacolo d’opera, di un concerto sinfonico o di un saggio musicologico. Lo scopo delle prove, talvolta lette e commentate in classe, è di far acquisire la consapevolezza dell’esistenza di vari tipi di ascolto. La differenza fra la qualità del primo e quella dell’ultimo scritto è una prova eloquente di come l’ascolto critico sia imprescindibile per la comprensione dell’opera d’arte e come esso possa stimolare il discente alla costruzione della conoscenza, nonché alla partecipazione e alla tutela del patrimonio culturale.

Un’altra prova a cui gli studenti del LAMA sono chiamati a sottoporsi è una breve presentazione orale di un minuto di musica; l’obiettivo è insegnare agli studenti ad argomentare in modo convincente l’opportunità di ascoltare il pezzo da loro scelto. Le discussioni che derivano dalle proposte favoriscono uno scambio di idee che consente spesso di vincere la ritrosia a recarsi a concerto (molti studenti devono al LAMA le loro prime esperienze d’ascolto dal vivo di musica d’arte di tradizione occidentale), nonché a frequentare il corso di Storia della civiltà musicale. In questa prospettiva si situa anche l’esame finale, una prova orale vòlta ad accertare l’assimilazione delle nozioni tecniche proposte con leggerezza di tono dal manuale L’amido do fasol (Alessandria, dell’Orso, 2011) e approfondite mediante una serie di incontri tematici concentrati nella prima parte del Laboratorio.

 Alberto Rizzuti

Professore associato di Storia della civiltà musicale

Università degli Studi di Torino

Il LAMA che c’è in te

Sino alla recente estinzione delle Facoltà, il corso di laurea in DAMS dell’Università di Torino aveva una caratteristica speciale nel panorama italiano: era l’unico non incardinato nella Facoltà di Lettere e Filosofia ma in quella di Scienze della Formazione. Sommata al lungo divieto d’iscrizione simultanea al Conservatorio, questa circostanza ha determinato il configurarsi a Lettere di un’utenza i cui rapporti col mondo dei suoni erano caratterizzati da un evidente timore nei confronti dell’alfabetizzazione musicale e da una limitata esposizione alla letteratura critica. Per gettare un ponte fra l’insegnamento di Storia della civiltà musicale e un’utenza di studenti di Lettere per vari motivi insensibile al suo richiamo, abbiamo varato qualche anno fa, insieme a un gruppo di dottorandi, un Laboratorio di Ascolto Musicale Attivo (LAMA), articolato in 18 incontri di due ore ciascuno con cadenza settimanale, 9 nel primo e 9 nel secondo semestre:

http://culturecomparate.campusnet.unito.it/do/corsi.pl/Show?_id=kbs4

L’acronimo ha fatto sì che il Laboratorio risultasse simpatico a cominciare dalla mascotte, un lama dotato di cuffie che dice “Scopri l’animale musicale che è in te: entra nel gregge!

Agli studenti di Lettere, ma anche a quelli dell’ex-DAMS, in qualche caso incuriositi dalla proposta, il LAMA richiede una partecipazione attiva e la produzione di brevi elaborati scritti: (1) dopo il primo incontro, un’impressione su un pezzo proposto senza indicazioni storico-stilistiche; (2) verso metà percorso – intorno al sesto e al dodicesimo incontro –  un paio di recensioni di concerti da camera i cui programmi fanno perno su pezzi, stili o compositori avvicinati mediante ascolto guidato in sede didattica; (3) verso la fine del Laboratorio, la recensione di uno spettacolo d’opera, di un concerto sinfonico o di un saggio musicologico. Lo scopo delle prove, talvolta lette e commentate in classe, è di far acquisire la consapevolezza dell’esistenza di vari tipi di ascolto. La differenza fra la qualità del primo e quella dell’ultimo scritto è una prova eloquente di come l’ascolto critico sia imprescindibile per la comprensione dell’opera d’arte e come esso possa stimolare il discente alla costruzione della conoscenza, nonché alla partecipazione e alla tutela del patrimonio culturale.

Un’altra prova a cui gli studenti del LAMA sono chiamati a sottoporsi è una breve presentazione orale di un minuto di musica; l’obiettivo è insegnare agli studenti ad argomentare in modo convincente l’opportunità di ascoltare il pezzo da loro scelto. Le discussioni che derivano dalle proposte favoriscono uno scambio di idee che consente spesso di vincere la ritrosia a recarsi a concerto (molti studenti devono al LAMA le loro prime esperienze d’ascolto dal vivo di musica d’arte di tradizione occidentale), nonché a frequentare il corso di Storia della civiltà musicale. In questa prospettiva si situa anche l’esame finale, una prova orale vòlta ad accertare l’assimilazione delle nozioni tecniche proposte con leggerezza di tono dal manuale L’amido do fasol (Alessandria, dell’Orso, 2011) e approfondite mediante una serie di incontri tematici concentrati nella prima parte del Laboratorio.

 Alberto Rizzuti

Professore associato di Storia della civiltà musicale

Università degli Studi di Torino

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