Il mandolino di tipo napoletano nel Settecento: storia, formazione, ricerca

La nascita del mandolino di tipo napoletano viene fatta risalire tra Roma e Napoli intorno agli anni ’40 del Settecento. Il mandolino di tipo napoletano, o il mandoline, come fu chiamato prima in Francia e poi in tutta Europa, si distingueva dal mandolino del XVII-XVIII secolo per la tavola armonica spezzata, il ponte mobile e i tasti metallici fissi, a quattro ordini, con un’accordatura per quinte come il violino e le corde di lega metallica pizzicate con un plettro. Queste caratteristiche hanno dato vita ad un nuovo repertorio e ad uno stile esecutivo che hanno reso il mandolino di tipo napoletano lo strumento “galante” per eccellenza. Fin dalla sua nascita, esso si diffuse in maniera trasversale in diversi contesti sociali, da quelli più popolari a quelli aristocratici e della borghesia illuminista della seconda metà del Settecento. Il mandolino, infatti, rispondeva molto bene a diverse funzioni e convenzioni sociali, pubbliche e private, dalla danza nelle feste pubbliche alle ‘conversazioni tra amici’ nei salotti e boudoir privati, all’educazione al bon goût dei rampolli delle famiglie aristocratiche. Troviamo traccia di questa trasversalità sociale in molti dipinti dell’epoca: essi rappresentano feste popolari ma anche i nobili e persino i coniugi reali che si dilettavano con lo strumento.

Il repertorio, nelle fonti finora conosciute, rappresenta un esempio brillante dello stile galante della seconda metà del secolo: un repertorio composto per essere suonato anche da amatori, così come da virtuosi mandolinisti; dunque, un tipo di letteratura diffusa, eseguita e ascoltata nelle maggiori capitali europee dell’epoca. È nella seconda metà del Settecento che risalgono i primi metodi per mandolino, utilizzati ancora oggi per l’insegnamento dello strumento, lo studio della prassi esecutiva e le ricerche organologiche. Strumento adatto, per le sue caratteristiche formali, manuali e musicali, anche ai bambini e ai giovani adolescenti e che potrebbe essere inserito nelle scuole a indirizzo musicale così come nella scuola primaria.

La ricerca sul mandolino di tipo napoletano nel momento della sua nascita e diffusione in tutta Europa è tuttora in corso e in pieno sviluppo. Studi recenti promossi nell’ambito del progetto Il mandolino a Napoli nel Settecento (www.mandolinonapoli700.com) stanno portando alla luce nuove fonti, documenti e studi. Il mandolino sembra essere stato l’unico strumento nella seconda metà del Settecento, oltre ai più noti violino, oboe, flauto, clavicembalo e violoncello, per il quale siano state scritte sonate e concerti. L’analisi musicale approda sulle timide sponde della letteratura mandolinistica mostrandone la contemporaneità e la vivacità espressiva. Le ricerche d’archivio e lo studio delle fonti musicali primarie cominciano a rendere visibile un quadro nel quale il mandolino, i mandolinisti, le famiglie dei liutai, intrecciano la propria storia con quella sociale ed economica della città di Napoli e del Regno, così come di altre capitali europee. Fanno emergere un mercato musicale e un tessuto di formazione ricco e complesso, collocato trasversalmente su diversi livelli sociali e di prestigio, che si andò sviluppando nell’ambito della Scuola Napoletana, nelle botteghe e nelle tradizioni familiari. Il progetto persegue un approccio interdisciplinare, sostiene la collaborazione tra differenti competenze che contribuiscono, con metodi propri a ciascun ambito, alla ricerca d’archivio, agli studi organologici, all’analisi musicale, alla prassi esecutiva. Abbiamo fondato l’ensemble di mandolini storici “Galanterie a Plettri”, una collana di produzione discografica e di edizioni critiche, e promuoviamo attività didattiche e seminariali, come le Giornate di Studi realizzate a Napoli nel 2018 i cui Atti (Edizioni Turchini, 2021) offrono alcuni risultati della ricerca.

Anna Rita Addessi
Professoressa associata
Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin”
Università di Bologna

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