La critica musicale ai tempi dei social

A Londra, nell’angolo sud-est di Hyde Park, giusto vicino all’Arco di Wellington, si trova il famoso “Speakers’ Corner”: è un piccolo slargo dove chiunque, in piedi su una cassetta rovesciata e usata a mo’ di podio, può arringare i passanti sugli argomenti più disparati e spesso parecchio fantasiosi. Ecco: in senso metaforico Hyde Park è il vasto mondo della rete e il piedistallo improvvisato sono i social network. I lettori, soprattutto quelli che provassero qualche disagio verso coloro che usano le figure retoriche, potrebbero chiedersi il senso di quanto affermato e sarebbero nel loro pieno diritto nel chiederne ragione. Presto detto: il discorso va ricondotto a come la critica musicale è andata mutando – non in meglio, purtroppo – da quando, soprattutto Facebook ma prima ancora i blog, sono andati dilagando nel web, dando la possibilità a chiunque abbia frequentato almeno una volta l’opera o abbia assistito a qualche concerto di musica classica, di ergersi a critico, esprimendo opinioni il più delle volte risibili ove quando non offensive non solo verso gli esecutori, ma anche campate in aria dal punto di vista storico musicale e tecnico. Le bacheche Facebook del melomane che si erge a critico sono purtroppo assai seguite e frequentemente incoraggiate dai lettori amici che si sdilinquiscono in commenti inneggianti al “pensiero indipendente” o alla “libertà di opinione”. Più sottile il discorso intorno ai blog – per verità di cronaca è doveroso dire che alcuni sono tenuti da persone assai competenti che li arricchiscono con contributi di qualità – troppo spesso “nobilitati” dagli uffici stampa di più di un teatro con la concessione di accrediti e conseguente “recensione”. La domanda sorge spontanea e non è priva di un risvolto polemico: vale la pena, per “arricchire” la rassegna stampa di un’opera, di citare articoli redatti senza alcuna competenza giornalistica, generalmente iperaggettivati e senza il necessario bagaglio di conoscenze musicali? Trovarsi dinanzi a “preziosa” quando si parla di direzione d’orchestra o “suono liquido” nel citare l’interpretazione di un pianista è francamente desolante; eppure è un segno preciso dei tempi.

Una buona parte di responsabilità è da ascriversi anche alla carta stampata. I giornali nel giro di pochi anni hanno di fatto smantellato le pagine culturali, riducendole a inserti settimanali che nel loro generalismo preferiscono concentrarsi su tutto tranne che sulla critica, alla quale sono assegnati spazi sempre più esigui e sempre più spesso sostituiti da una presentazione dell’opera o del concerto in programma, dei quali poi non sarà dato resoconto alcuno. Ma il compito precipuo della critica – la sua funzione prima – non dovrebbe essere quello di dar conto dello stato dell’arte con passione, competenza e obiettività? Una luce viene da alcuni siti web, regolarmente registrati come testate giornalistiche, che hanno di fatto supplito, spesso assai bene, alle sempre più evidenti mancanze dei quotidiani cartacei. Che il presente e il futuro siano online è oramai evidente a tutti; l’auspicio è che le cassette di legno al parco vadano poco a poco scemando.

Alessandro Cammarano
Giornalista – Critico musicale
Il Gazzettino
Le Salon Musical

1 commento

  1. In effetti anche sul Domenicale del Sole 24 ore c’era la rubrica fissa di critica musicale affidata a persone di grande competenza… ora abolita. E torniamo sempre a quello che per me è il tema di fondo: la mancanza della Storia della musica tra le materie di studio liceali; per tredici anni ci siamo battuti insieme ai colleghi di varie discipline proponendo al Ministero un piano di studi… invano.

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