Tobia ritorna a suonare: musica ‘restituita’ tra valorizzazione e didattica

È vero quanto scrive Salvatore Settis in un suo libro dedicato al futuro del ‘classico’: forse più di altre, la storia culturale dell’Occidente si mostra come una ‘storia di ritorni’, basata su un passato al di sopra del quale, variabilmente, «costruisce e annoda segmenti della propria memoria».[1] Si tratta di un’idea che sperimentiamo continuamente nei tanti repêchage di antiche partiture musicali; il recupero di repertori di epoche più o meno lontane ci aiuta ad instaurare un dialogo con persone che avevano valori ed orizzonti estetici spesso molto diversi dai nostri: ciò favorisce la nostra crescita culturale tramite un rafforzamento della coscienza storica. E al contempo, forse senza rendercene conto, la ri-esecuzione di queste musiche realizza anche un’autentica valorizzazione del bene musicale ‘ripescato’, la partitura: essa non riemerge soltanto come testimonianza materiale di civiltà, ma rivive pienamente, nell’esecuzione, grazie all’esperienza di ascolto del suo contenuto immateriale. Del resto, come dice Boezio, in musica non c’è via migliore all’apprendimento di quella percorsa tramite l’ascolto.[2] Queste attività sono però possibili e fruttuose soltanto a patto che si riesca a costruire una rete di relazioni, personali e istituzionali, in grado di rendere effettiva la cooperazione fra le diverse conoscenze e competenze che entrano in gioco. A Cremona, l’anno scorso, quest’operazione è riuscita.

Nel 2022, il Dipartimento di Musicologia ha promosso, nel Conservatorio ‘Monteverdi’, l’esecuzione di una cantata per soli, coro e orchestra di Baldassare Galuppi (1706-1785), Il ritorno di Tobia, composta dal Buranello nel 1782 per celebrare la visita di papa Pio VI a Venezia. La partitura, tramandata da un solo manoscritto e da me edita come tesi di laurea magistrale nel 2020, è stata studiata dagli allievi dei Conservatori di Cremona, Pavia, Bergamo e Gallarate. Per l’occasione, questi ultimi si sono uniti in una vera e propria ‘federazione’, con il comune obiettivo di giungere all’esecuzione del brano. Così, nell’ambito del Monteverdi Festival 2022, il Tobia è tornato a ri-suonare, approdando anche a Venezia grazie a una ripresa del concerto ospitata dal Festival Galuppi.

Nei mesi precedenti le esecuzioni in pubblico, il Conservatorio di Cremona ha organizzato un Laboratorio di Musica Barocca, un’ampia e prolungata serie di masterclass di canto, violino e violoncello tenute da docenti esperti di questi repertori, con l’intento di formare i propri allievi all’uso degli strumenti storici e alle prassi esecutive settecentesche. La partitura ‘restituita’ è quindi diventata anche un reale strumento didattico, un supporto utile agli studenti per indagare autori e linguaggi ancora poco frequentati, in quanto lo studio di questi non sempre è formalizzato nei piani di studio delle istituzioni AFAM.

Grazie al lavoro di squadra, il progetto ha innescato una ‘spirale virtuosa’ di eventi e iniziative culturali, capace di connettere la ricerca musicologica condotta in ambito accademico con il mondo della performance, senza tralasciare le ricadute benefiche sulla formazione degli studenti coinvolti. Un progetto che ha permesso, almeno a una parte della collettività, di riscoprire una gemma del patrimonio musicale italiano. Un piccolo tassello che viene a far luce sul grande puzzle del nostro passato, alimentandone la memoria.

Elia Pivetta
Dottorando in Scienze del testo letterario e musicale
Dipartimento di Musicologia – Università di Pavia


[1] Salvatore Settis, Futuro del ‘classico’, Einaudi, Torino, 2004, pp. 102-103.
[2] «Nulla enim magis ad animum disciplinis via quam auribus patet». In Severino Boezio, Pensieri sulla musica, a cura di Adelmo Damerini, Milano, La Vita Felice, 2020, p. 20.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *