Diciottesimo Colloquio di Musicologia
del «Saggiatore musicale»

Bologna, 21-23 novembre 2014

 

Abstracts

Elena Abbado (Firenze)
Il pubblico dell’oratorio nella Firenze lorenese (1737-1800)

La produzione d’oratorio a Firenze nel Settecento non si ferma con la morte del suo più importante promotore, il Gran Principe Ferdinando (1713), bensì il genere continua a ricevere consensi trasversali sulla scia del suo momento di massima produzione negli anni a cavallo del secolo. Con il passaggio di potere tra la casata medicea e quella Asburgo-Lorena (1737), per il granducato di Toscana, ed in particolare per la sua “Dominante” Firenze, ha inizio un periodo di riforme politiche e culturali senza precedenti, tale da riportarlo ad essere interlocutore alla pari nel coevo scacchiere europeo dominato dai figli di Maria Teresa d’Austria. Questo lungo processo di rinnovamento, iniziato in sordina, era destinato a rivoluzionare ogni aspetto della vita e degli usi e costumi dei propri cittadini. A lato di provvedimenti tutt’ora riconoscibili come lungimiranti, quali, fra tutti, l’abolizione della pena di morte, il Granduca Pietro Leopoldo, sin dal suo insediamento nel 1765, attua parallelamente anche un preciso programma di smantellamento di istituzioni simbolo della cultura autoctona, considerate causa di arretratezza. Con la soppressione delle compagnie religiose fiorentine (1785), enti promotori e divulgatori della produzione d’oratorio, questo genere, oltre a vedere il suo definitivo declino, perde anche quel ruolo sociale attribuitogli nel secolo e mezzo precedente, che lo aveva riconosciuto come il vero e proprio repertorio di pubblica fruizione. Quale effetto dei processi allora in atto, l’oratorio musicale viene accolto in nuovi contesti fino a quel momento impensati: teatri, accademie e salotti musicali e, di conseguenza, la sua fruizione viene destinata a tipologie di pubblico diverse dalle precedenti. Anche il repertorio non rimane immune da cambiamenti, rispecchiando i gusti d’oltralpe dei nuovi sovrani: l’attenzione era ormai proiettata definitivamente verso la produzione di compositori stranieri, fossero essi operanti direttamente per l’ambiente fiorentino, come il boemo Josef Mysliveček (1737-1781) e il francese François-Hippolyte Barthélémon (1741-1808) o d’importazione, come la precoce circolazione di Haendel grazie ad uno dei più celebri fiorentini d’adozione: Lord Clevering-Cowper. La politica lorenese non aveva però fatto i conti con il sentimento popolare di attaccamento alle proprie istituzioni locali, esse infatti esercitavano ancora forte sulle masse il proprio potere accentratore. Tali divergenti visioni del mondo che vedevano contrapporsi attaccamento alle tradizioni ed esigenza di modernità, furono alla base, a fine Settecento, dell’unica rivolta popolare registratasi nello stato Toscano nei due secoli precedenti. Incrociando documenti d’archivio, annali di stampa e dati bibliografici, questo intervento si prefigge di descrivere gli effetti del processo di cambiamento che investì l’oratorio musicale, la sua produzione e fruizione sotto la reggenza lorenese in confronto con l’era medicea.