Pedagogia storica e prassi storicamente informata: ali o simplegadi? Palma Choralis e la didattica al Dipartimento di Musica Antica “Città di Brescia”

La musica antica è in agonia: i monstra della “esecuzione filologica” e della politicamente corretta “esecuzione storicamente informata” ne potrebbero cantare il requiem. Non è una provocazione, bensì una constatazione basata sull’analisi di proposte didattiche e concertistiche fluttuanti fra anacronismo ed esotismo, ossia fra le simplegadi che delimitano perigliosamente le acque su cui l’intero sistema musicale “scarroccia”. Da un lato, i dipartimenti AFAM di musica antica sono imbrigliati nel novero dei CFA, che computano insegnamenti poco caratterizzati e privi di mèta; dall’altro, i festival e i produttori discografici hanno rinunciato al loro ruolo pedagogico, prediligendo programmi catchy incentrati “sul pubblico” che preferirebbe metri di danza, bassi ostinati ed esecuzioni fast and furious, specchio di un tempo sottratto all’umanità. Pare che “ai vertici” non ci sia più interesse nel far risuonare la boeziana “musica humana”, che richiede all’homo audiens di immergersi in un linguaggio e in una sfera spazio-temporale impensabili per l’oggi. 

All’interno di questa cornice decadente, si colloca la phoenix resurgens di un progetto controcorrente di “pedagogia storica” che, dal 2015, ha sede presso il Dipartimento di Musica Antica “Città di Brescia” (Figura 1), nato per volontà e coordinamento di Palma Choralis · Research Group & Early Music Ensemble in sinergia con la Fondazione “Santa Cecilia” di Brescia, in una città custode dell’eredità antegnatiana e di un vasto patrimonio di fonti musicali dal XV al XVIII secolo. 

 

 

L’offerta formativa è orientata verso una didattica inclusiva per fasce d’età (da quella scolare alla formazione permanente) e per background musicale (propedeutica e percorsi pre-/intra-/post-accademici), e mira all’acquisizione di competenze trasversali mutuate direttamente dalle fonti del Cinque e Seicento (trattati, cronache e monumenti musicali). Al contempo questo approccio didattico valorizza le fonti musicali locali grazie a lezioni di archivistica, paleografia e semiologia, nonché attività performative presso biblioteche e archivi pubblici e privati, e sensibilizza a livello locale e internazionale ai rapporti fra musica e territorio attraverso attività incentrate sul genius loci: la Summer School estiva (BIEMSSF, Figura 2), diviene così collettore esperienziale fra i nostri studenti, la cittadinanza locale e i dipartimenti di musica esteri che richiedono un periodo residenziale di studio in città.

 

 

Fra le materie caratterizzanti spiccano la solmisazione, come metodo di lettura e intonazione intervallare, e la mano guidoniana come strumento analitico/compositivo e performativo. La lettura e la concertazione dalle fonti primarie permettono di familiarizzare con la notazione e con i supporti librari dell’epoca. In questo rinnovato percorso pedagogico, la didattica vocale risulta propedeutica e imprescindibile a quella strumentale e costituisce il terreno di base per l’improvvisazione e il contrappunto “alla mente”. 

L’aspetto più innovativo di questo progetto di “pedagogia storica” è il rapporto con le scuole primarie alle prese con la “prima lezione di musica”: l’ideazione di Ex ore infantium (Figura 3) costituisce una proposta specifica sulla musica antica fin dall’infanzia e un metodo di propedeutica musicale generale. 

 

 

L’attività di outreach connessa all’intero progetto mostra come sia possibile riconvertire le simplegadi contrastanti della musica antica in ali: per formare professionisti consapevoli, e un pubblico capace di fruire il repertorio del passato.

 

Marcello Mazzetti e Livio Ticli

University of Huddersfield – Researchers

Dipartimento di Musica Antica “Città di Brescia” – Direttori e docenti

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