Le filastrocche all’opera

Il 2020 è stato l’anno del centenario della nascita dello scrittore Gianni Rodari e del compositore e cantautore Antonio Virgilio Savona, membro del celebre Quartetto “Cetra”. La scelta dell’Associazione “Il Saggiatore musicale” di dedicare una tavola rotonda del recente XXIV Colloquio di Musicologia a Virgilio Savona, coordinata dal musicologo Paolo Somigli, mi ha sollecitato a riflettere su una mia esperienza di didattica musicale.

Prima dell’avvento dei programmi ministeriali del 1985, che hanno inserito l’Educazione al suono e alla musica come disciplina curricolare nella scuola elementare (oggi primaria), nel territorio di Firenze e provincia i comuni fornivano interventi di operatori musicali nei vari circoli didattici. Nei primi anni Ottanta, da studentessa universitaria, ho fatto parte di questo gruppo di operatori.

Le scuole elementari non erano attrezzate con aule di musica, ma, grazie ai finanziamenti comunali, potevamo noleggiare tastiere elettriche e acquistare strumenti didattici a percussione, nonché semplici mangianastri (era ancora l’epoca delle audiocassette). Nel 1983 ebbi anche la fortuna di assistere, al Teatro della Pergola, all’Opera delle filastrocche, spettacolo commissionato da Luciano Berio per l’Orchestra Regionale Toscana e inserito nel XLVI Maggio Musicale Fiorentino. Come indicato nel programma di sala, si trattava di una “Invenzione per voci, coro, quartetto jazz-rock e orchestra” su testi di Gianni Rodari e musica di Virgilio Savona. Mettere in musica testi semplici e orecchiabili, come le filastrocche di Rodari, di per sé adatti a essere rivestiti di musica, mi parve una novità geniale. È dopotutto quel che sostiene Paolo Somigli in un saggio dedicato alla popular music per i bambini, nel volume Popular music per la didattica: prospettive, esperienze, progetti (a cura di P. Somigli e A. Bratus, Milano, Franco Angeli, 2020, pp. 76-77): «si nota in Filastrocche in cielo e in terra una scrittura musicale semplice e popolareggiante che recupera aspetti della tradizione orale e semmai, rispetto al panorama della popular music coeva, è in grado di riportare alla mente lo stile (a sua volta spesso memore della musica popolare) dei cantautori italiani del tempo».

Un anno dopo l’Opera delle filastrocche Ricordi ne pubblicò una selezione dal titolo Filastrocche da cantare (nella collana “Musica e teatro”, diretta da Giovanni Belgrano), accompagnata dalle illustrazioni di Emanuele Luzzati: la trovai adatta ad essere allestita per le classi quinte nelle quali svolgevo la mia attività didattico-musicale. Nel volumetto erano riportati i testi e gli spartiti delle musiche, ed erano allegate le basi musicali e un’audiocassetta con le filastrocche cantate da Lucia Mannucci, moglie di Savona, utile nel caso non fosse stato possibile eseguire le musiche dal vivo. Lo proposi alle maestre titolari delle classi e più di una aderì al progetto con gioia. In una delle scuole fu addirittura noleggiato un pianoforte verticale, mentre nelle altre continuai a lavorare con le tastiere elettroniche. 

Lo scopo didattico del volume è già esplicitato nel sottotitolo riportato in copertina: «Canzoni in palcoscenico. Come allestirle, come suonarle, come sceneggiarle». Nel volume vengono infatti fornite indicazioni chiarissime per l’allestimento; si trovano didascalie su cosa devono fare i piccoli esecutori, comprese le espressioni facciali da mostrare al pubblico; ci sono gli spartiti con la musica di ciascuna delle sei filastrocche scelte dalla più ampia Opera (che contiene 32 Filastrocche lunghe e corte). Inoltre – ed è questa la cosa più interessante – vi sono precise istruzioni relative ai vari aspetti di un evento teatrale: come muoversi sul palcoscenico, cosa fa il regista, il coreografo, l’elettricista e gli altri responsabili dell’allestimento. Insomma, un vero e proprio manuale di allestimento semplificato di uno spettacolo d’opera, un facile avviamento al melodramma: una propedeutica autentica a questo genere musicale, che da anni si tenta di proporre ai bambini attraverso le riduzioni di opere di repertorio, con esiti non sempre felici ed efficaci. 

Le  Filastrocche da cantare  si potrebbero pertanto proporre con questo obiettivo non solo nella scuola primaria, ma anche nelle classi prime della scuola secondaria di primo grado: potrebbero costituire un progetto interdisciplinare fra Italiano (nel programma di narrativa della classe prima sono presenti anche le filastrocche), Educazione musicale (per la quale c’è sicuramente un docente disposto a dirigere un coro e ad accompagnarlo con il pianoforte) e Arte e immagine (per le scene, i dettagli dei pannelli, eventuali costumi). Se la scuola fosse a indirizzo musicale, l’accompagnamento potrebbe essere affidato agli studenti di strumento. 

Auspichiamo quindi che a cento anni dalla morte di Rodari e di Savona, questo gioiellino nato dall’unione delle loro ben note e apprezzate competenze, possa mostrare la sua efficacia per la didattica del melodramma.

Donatella Righini

Docente e critico musicale

Istituto “Clemente Terni” di Firenze – Liceo linguistico “P. Calamandrei”

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