La Bibliografia musicale e la modernità

La Bibliografia è nei guai. Quanti cambiamenti. Il documento è stato sostituito dalla risorsa che “corrisponde meglio all’odierna differenziazione dei materiali documentari sia nel contesto analogico che in quello digitale” (Guerrini, 2008, p. 62 in Maria Teresa Miconi, Le bibliografie, 2017-18). Le istituzioni italiane – che pratiche e linguaggi distinguono da secoli in Musei, Archivi, Biblioteche – si mischiano nei portali digitali come Europeana e nel consorziarsi delle professioni (consorzio MAB). Guai sono insiti nella parziale diffusione via web dei testi protetti da diritto d’autore, dove gli op. cit. e gli ibid., che nelle note a piè di pagina rinviano a note precedenti, finiscono in un la pagina 291 non fa parte dell’anteprima del libro. E se difendessimo il diritto del lettore alla completezza dell’informazione riflettendo sulla sopravvivenza degli op. cit. e degli ibid. nelle norme redazionali delle case editrici?

Se la bibliografia è nei guai, la bibliografia musicale lo è ancor di più. Il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) – la rete delle biblioteche italiane nata negli anni ’80 e coordinata dall’ICCU, rarissimo caso di duratura collaborazione tra stato, regioni, enti locali e Università, con un catalogo ricco di oltre 2.760.000 registrazioni bibliografiche di risorse musicali, grazie al quale sono migrate in digitale le grandi ricerche bibliografico-musicali italiane del secondo ’900 – purtroppo di recente non sembra essere adeguatamente valorizzato e sostenuto dal suo promotore, il MIBACT.

Altra questione: l’accesso alle risorse elettroniche. Dizionari, enciclopedie, riviste, cataloghi tematici, indici si consultano da sempre in biblioteca. Le biblioteche universitarie garantiscono l’accesso alla loro forma elettronica da anni, cosa che le biblioteche delle istituzioni dell’Alta Formazione Artistica Musicale e coreutica (AFAM) non fanno, anche se queste ultime attivano corsi di Bibliografia e biblioteconomia musicale per i Diplomi accademici di primo e secondo livello (unicum a livello internazionale). Un esempio: il Répertoire International de Littérature Musicale(RILM), l’imprescindibile bibliografia internazionale corrente degli scritti sulla musica, è consultabile nei Conservatori grazie alla collaborazione tra l’editore RILM, l’associazione italiana dei bibliotecari musicali, IAML-Italia, e il distributore EBSCO, che nel 2014 definirono le modalità di un acquisto consortile. Nel 2015 aderirono al consorzio dieci Conservatori, diventati diciassette nel 2019 e così distribuiti: 7 al nord, 4 al centro, 6 al sud. Né le singole istituzioni, né i singoli bibliotecari musicali, né un consorzio possono smuovere un sistema. Occorre qualcosa d’altro: una nuova proposta.

La proposta, che ha per primi destinatari il Ministro dell’Università e Ricerca e i dirigenti  dell’AFAM – e allo stesso tempo tutti quanti hanno a cuore l’istruzione musicale in Italia –, è di utilizzare i fondi per la ripartenza destinati all’AFAM anche per colmare la lacuna delle pubblicazioni elettroniche nelle biblioteche, al fine di sostenere lo sviluppo degli studi musicali, includendo la dimensione digitale nel fare ricerca e nel fare musica. In altri paesi, come il Brasile e la Gran Bretagna, editori e distributori accedono ad accordi nazionali. “Plaudo alle soluzioni italiane quando fanno vivere il meglio di questo paese” (Gossett, 2013).

 

Federica Riva

Docente di Bibliografia e biblioteconomia musicale
Bibliotecario e curatore del Museo storico-Mediateca e Archivio storico

Conservatorio di musica “A. Boito” di Parma

La Bibliografia musicale e la modernità

La Bibliografia musicale e la modernità

La Bibliografia è nei guai. Quanti cambiamenti. Il documento è stato sostituito dalla risorsa che “corrisponde meglio all’odierna differenziazione dei materiali documentari sia nel contesto analogico che in quello digitale” (Guerrini, 2008, p. 62 in Maria Teresa Miconi, Le bibliografie, 2017-18). Le istituzioni italiane – che pratiche e linguaggi distinguono da secoli in Musei, Archivi, Biblioteche – si mischiano nei portali digitali come Europeana e nel consorziarsi delle professioni (consorzio MAB). Guai sono insiti nella parziale diffusione via web dei testi protetti da diritto d’autore, dove gli op. cit. e gli ibid., che nelle note a piè di pagina rinviano a note precedenti, finiscono in un la pagina 291 non fa parte dell’anteprima del libro. E se difendessimo il diritto del lettore alla completezza dell’informazione riflettendo sulla sopravvivenza degli op. cit. e degli ibid. nelle norme redazionali delle case editrici?

Se la bibliografia è nei guai, la bibliografia musicale lo è ancor di più. Il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) – la rete delle biblioteche italiane nata negli anni ’80 e coordinata dall’ICCU, rarissimo caso di duratura collaborazione tra stato, regioni, enti locali e Università, con un catalogo ricco di oltre 2.760.000 registrazioni bibliografiche di risorse musicali, grazie al quale sono migrate in digitale le grandi ricerche bibliografico-musicali italiane del secondo ’900 – purtroppo di recente non sembra essere adeguatamente valorizzato e sostenuto dal suo promotore, il MIBACT.

Altra questione: l’accesso alle risorse elettroniche. Dizionari, enciclopedie, riviste, cataloghi tematici, indici si consultano da sempre in biblioteca. Le biblioteche universitarie garantiscono l’accesso alla loro forma elettronica da anni, cosa che le biblioteche delle istituzioni dell’Alta Formazione Artistica Musicale e coreutica (AFAM) non fanno, anche se queste ultime attivano corsi di Bibliografia e biblioteconomia musicale per i Diplomi accademici di primo e secondo livello (unicum a livello internazionale). Un esempio: il Répertoire International de Littérature Musicale(RILM), l’imprescindibile bibliografia internazionale corrente degli scritti sulla musica, è consultabile nei Conservatori grazie alla collaborazione tra l’editore RILM, l’associazione italiana dei bibliotecari musicali, IAML-Italia, e il distributore EBSCO, che nel 2014 definirono le modalità di un acquisto consortile. Nel 2015 aderirono al consorzio dieci Conservatori, diventati diciassette nel 2019 e così distribuiti: 7 al nord, 4 al centro, 6 al sud. Né le singole istituzioni, né i singoli bibliotecari musicali, né un consorzio possono smuovere un sistema. Occorre qualcosa d’altro: una nuova proposta.

La proposta, che ha per primi destinatari il Ministro dell’Università e Ricerca e i dirigenti  dell’AFAM – e allo stesso tempo tutti quanti hanno a cuore l’istruzione musicale in Italia –, è di utilizzare i fondi per la ripartenza destinati all’AFAM anche per colmare la lacuna delle pubblicazioni elettroniche nelle biblioteche, al fine di sostenere lo sviluppo degli studi musicali, includendo la dimensione digitale nel fare ricerca e nel fare musica. In altri paesi, come il Brasile e la Gran Bretagna, editori e distributori accedono ad accordi nazionali. “Plaudo alle soluzioni italiane quando fanno vivere il meglio di questo paese” (Gossett, 2013).

 

Federica Riva

Docente di Bibliografia e biblioteconomia musicale
Bibliotecario e curatore del Museo storico-Mediateca e Archivio storico

Conservatorio di musica “A. Boito” di Parma

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